Perché solo alcuni fumatori sviluppano un tumore ai polmoni?

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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  • Nell’epitelio bronchiale di fumatori e non fumatori nel tempo si accumulano mutazioni somatiche.
  • I fumatori accumulano più mutazioni dei non fumatori.
  • Nei fumatori l’accumulo di mutazioni è dose-dipendente, ma ad un certo punto raggiunge il plateau, il che indicherebbe una resilienza individuale nell’accumulo di mutazioni.

 

In occasione della Giornata mondiale senza tabacco, che ricorre come ogni anno il 31 maggio, è d’obbligo tornare a parlare del legame tra fumo e cancro. Senza fumo di tabacco si potrebbe evitare la maggior parte dei tumori del polmone, il 65% di quelli diagnosticati alle donne e addirittura l’87% di quelli diagnosticati agli uomini. Una contestazione che il medico che invita il paziente a smettere può facilmente ricevere suona più o meno così: “Mio nonno ha fumato due pacchetti di sigarette al giorno per tutta la vita e non gli è venuto nessun tumore”.  In effetti solo una frazione dei fumatori sviluppa un tumore polmonare. Uno studio appena pubblicato sulla rivista “Nature Genetics” potrebbe avere scoperto perché.

È noto che il rischio di cancro aumenta con l’età, in conseguenza all’accumulo di mutazioni somatiche. Le sostanze mutagene contenute nel fumo di tabacco vanno ad aumentare il tasso di mutazioni, infatti, è stato osservato che i tumori del polmone hanno un elevato mutation burden. L’accumulo di mutazioni in relazione all’età non era però ancora stato dimostrato per la difficoltà di studiare le mutazioni somatiche, che variano da cellula a cellula. I ricercatori del Dipartimento di genetica dell’Albert Einstein College of Medicine di New York hanno usato la tecnica del whole-genome sequencing (WGS) per analizzare singole cellule basali dell’epitelio bronchiale prossimale, quelle da cui deriverebbero i tumori a cellule squamose del polmone.

Il campione era rappresentato da 33 individui di età compresa tra 11 e 86 anni, 14 non fumatori e 11 fumatori con una storia di fumo che andava da meno di 6 a 116 pack year (un pack year corrisponde ad avere fumato un pacchetto di sigarette al giorno per un anno). “I risultati dimostrano in modo inequivocabile che nel polmone umano le mutazioni si accumulano con l’età – sintetizzano gli autori dello studio – con livelli più alti nelle cellule bronchiali dei fumatori”.

L’analisi genomica non ha evidenziato una selezione per mutazioni in geni driver del tumore polmonare, ma ciò non ha sorpreso i ricercatori in quanto le mutazioni sono random e sono stati esaminati i nuclei di poche cellule per ciascun individuo. Ciò che invece ha catturato la loro attenzione è il fatto che l’accumulo delle mutazioni nei fumatori era lineare fino a 23 pack-year poi raggiungeva il plateau: il mutational burden dei fortissimi fumatori non era significativamente diverso da chi fumava meno. Gli autori della ricerca propongono due possibili spiegazioni.

“Si potrebbe attribuire questo risultato a un’aumentata resilienza di alcuni individui all’induzione di mutazioni, ad esempio attraverso maggiore accuratezza e robustezza nel riparo del DNA o nella replicazione – spiegano – Anche se ci sono evidenze che le attività di riparo del DNA variano tra gli individui, il che potrebbe collegarsi alle differenze nel rischio di tumore, queste evidenze non sono disponibili per quanto riguarda l’accuratezza del riparo del DNA, come la capacità di riparare danni al minimo carico mutazionale”.

La seconda possibilità riguarda il metabolismo. “In alternativa, è possibile che l’aumentata resilienza all’accumulo di mutazioni sia causata da variazioni individuali nella detossificazione dei composti mutageni presenti nel fumo di tabacco – propongono – Questo andrebbe a influenzare la quantità di danno al DNA che può dare origine a mutazione tramite riparo o replicazione soggetti ad errore”.

Altri studi dovranno fare chiarezza sulla natura di questi meccanismi che regolano la suscettibilità individuale al tumore del polmone. Ad oggi, bisognerebbe rispondere al paziente che il DNA del nonno lo ha in qualche modo favorito, ma che, non avendo nessuna certezza che lo stesso valga nel suo caso, smettere di fumare è il modo più sicuro per ridurre il rischio di tumore.