Per scoprire i non responders nella psoriasi bisogna cercare il farmaco nel sangue

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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  • In pazienti con psoriasi trattati con brodalumab, che non avevano risposto a un anti-IL-17A, è stata osservata un’associazione tra l’assenza di livelli circolanti quantificabili di farmaco e la mancanza di risposta al trattamento.
  • Il monitoraggio dei livelli di brodalumab nel sangue potrebbe permettere di evitare il ricorso a una terapia inefficace.

Nelle persone affette da psoriasi in terapia con brodalumab, analizzare i livelli nel sangue del farmaco potrebbe rilevarsi utile. Secondo quanto suggerisce uno studio pubblicato su JAMA Dermatology condotto su 20 pazienti, i livelli circolanti di brodalumab rappresentano un fattore associato alla risposta al trattamento. «In questo studio case series, livelli minimi circolanti di brodalumab si associano a una risposta concomitante, mentre livelli non quantificabili dopo 12 settimane di terapia identificavano i non responder a lungo termine, perlomeno nei pazienti con precedente fallimento della risposta ad altri trattamenti biologici» scrivono i ricercatori.

Brodalumab è un anticorpo monoclonale in grado di prendere di mira il signaling mediato da IL-17. Non viene molto utilizzato come terapia di prima linea nella psoriasi nonostante risulti sicuro ed efficace a lungo termine, probabilmente a causa di un effetto avverso segnalato dalla Food and Drug Administration, ovvero un aumento dell'ideazione suicidaria. «Considerando la molte modalità di trattamento possibili nella gestione della psoriasi, una delle sfide emergenti è valutare la scelta terapeutica ideale per ogni singolo paziente».

Lo studio ha incluso 7 donne e 13 uomini tra i 19 e i 66 anni, reclutatati tra il 2018 e il 2020 presso alcuni ospedali in Danimarca, che non avevano risposto ad almeno un inibitore IL-17A. I partecipanti sono stati trattati con brodalumab alla dose di 210 mg alle settimane 0, 1, 2 e successivamente ogni 2 settimane. I livelli circolanti di farmaco e di citochine, così come il PASI (Psoriasis Area and Severity Index), sono stati valutati durante le visite, programmate dopo 4, 12, 26 e 52 settimane di terapia. I pazienti che dopo 12 settimane non mostravano un miglioramento del PASI del 75% dal basale sono stati considerati non responders.

È stata riscontrata una riduzione del PASI dopo 4 settimane, e ancor di più dopo 12, nella maggior parte dei partecipanti. Dopo 26 settimane, 6 pazienti hanno interrotto il trattamento per risposta insufficiente o eventi avversi, e altri 5 dopo 52 settimane. Non sono stati osservati ideazione o comportamenti suicidari.

«Tutti i campioni con livelli di brodalumab quantificabili corrispondevano a una riduzione del PASI, e nessuno dei campioni che mostrava un aumento del PASI aveva livelli di brodalumab quantificabili» scrivono i ricercatori. Dopo 12 settimane di terapia, i pazienti con livelli di farmaco quantificabili, vale a dire ≥0,05 μg/mL, rispetto a quelli con livelli di farmaco inferiori, presentavano una maggior riduzione del PASI statisticamente significativa (mediana 93%; range da 61% a 100% contro mediana −3; range da −49% a 94%). Inoltre, l’80% dei non responders (4/5) e solo il 21% dei responder (3/14) aveva livelli di brodalumab inferiori a 0,05 μg/mL.

A un anno di distanza, tutti i pazienti con livelli di farmaco quantificabili a 12 settimane (ovvero 7, pari al 35%), continuava a rispondere alla terapia. Tale risposta non è stata invece osservata in tutti quei partecipanti (7) senza livelli quantificabili di brodalumab a 12 settimane. Dall’analisi dei campioni con almeno 2 μg/mL di brodalumab si è visto che nessuno conteneva anticorpi contro il farmaco, il che suggerisce che non siano loro i responsabili della mancanza di risposta o dei livelli non quantificabili.

“I risultati di questo studio case series suggeriscono che il monitoraggio dei livelli di brodalumab circolante dei pazienti possa essere d’aiuto nel processo decisionale in caso di terapie inefficaci” affermano gli autori.