Per migliorare il controllo glicemico è sufficiente ridurre le calorie 2 giorni a settimana


  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • Dopo 1 anno, i livelli di emoglobina glicata (HbA1c) di pazienti sovrappeso o obesi affetti da diabete di tipo 2 si riducono in modo equivalente sia seguendo un regime alimentare con restrizione calorica intermittente (2 giorni a settimana) che continuativa (7 giorni su 7).

Descrizione dello studio

  • Lo studio ha arruolato 137 pazienti adulti sovrappeso o obesi (indice di massa corporea [IMC] ≥27) affetti da diabete di tipo 2.
  • I pazienti sono stati randomizzati (stratificazione per sesso e IMC): un gruppo (n=70) ha seguito un regime con restrizione calorica intermittente (500-600 Kcal/die, 2 giorni non consecutivi a settimana), l’altro gruppo (n=67) ha seguito un regime con restrizione calorica continuativa (1.200-1.500 Kcal/die, 7 giorni su 7) per 12 mesi.
  • Ai pazienti è stato fornito un piccolo manuale con indicazioni sulle porzioni e suggerimenti per il menu (non pasti già preparati).
  • I farmaci che potevano causare ipoglicemia (sulfoniluree e/o insulina) sono stati ridotti in base a un protocollo sviluppato con l’aiuto di un endocrinologo.
  • L’esito primario era la variazione nella percentuale di emoglobina glicata (HbA1c); l’equivalenza era fissata in ±0,5%; l’esito secondario era la perdita di peso; l’equivalenza era fissata in ±2,5 Kg.
  • È stata fatta un’analisi per intenzione al trattamento.
  • Fonte di finanziamento: National Health and Medical Research Council.

Risultati principali

  • A 12 mesi, la riduzione nei livelli di HbA1c era simile per i pazienti con dieta intermittente e per i pazienti con dieta continuativa (-0,3±0,2% contro-0,5±0,1%; p=0,65).
  •  A 12 mesi, la diminuzione del peso corporeo era simile per i pazienti con dieta intermittente e per i pazienti con dieta continuativa (-6,8±0,8 Kg contro-5,0±0,8 Kg; p=0,25).
  • Non c’erano differenze tra i pazienti che seguivano la dieta intermittente e quelli che seguivano la dieta continuativa in termini di livelli di glucosio a digiuno, livelli lipidici, uso dei farmaci per il diabete e numero di episodi di ipoglicemia/iperglicemia (nelle prime 2 settimane).

Limiti dello studio

  • I partecipanti allo studio avevano un diabete di tipo 2 ben controllato, i risultati potrebbero non essere generalizzabili.

Perché è importante

  • L’aderenza a regimi dietetici con restrizione calorica protratti nel tempo non è facile.
  • Non erano ancora stati fatti studi randomizzati sull’efficacia di un regime intermittente, più accettabile per il paziente, nel diabete di tipo 2.
  • Il regime intermittente è risultato essere un’alternativa dietetica efficace per la riduzione dell’HbA1c.
  • Questo approccio potrebbe essere più efficace di un regime continuativo per perdere peso, ma, a causa della variabilità, lo studio non ne dimostra la superiorità; questo dato richiede conferma su un numero di pazienti più elevato.
  • La perdita di peso è stata maggiore per i pazienti che si sono recati a tutti gli appuntamenti: il supporto è fondamentale per cambiare le abitudini del paziente.
  • In caso di regime intermittente, i pazienti che fanno uso di sulfoniluree e/o insulina, a rischio di ipoglicemia, devono modificare l’uso i questi farmaci ed essere attentamente monitorati.