Pavia, donazione record di organi a cuore fermo salva 4 vite


  • Adnkronos Salute
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Milano, 24 lug. (AdnKronos Salute) - "Imponente prelievo multiorgano da paziente deceduto". L'Irccs Policlinico San Matteo di Pavia annuncia una "prima assoluta" che ha visto protagonista il proprio l'Ecmo Team, attivato dall'Asst di Pavia per una donazione di organi a cuore fermo da un paziente che era ricoverato in gravi condizioni neurologiche all'ospedale di Vigevano. "La volontà del donatore, la professionalità delle équipe chirurgiche intervenute e la collaborazione" San Matteo-Asst - ricostruisce una nota - hanno permesso il prelievo, oltre che di reni, anche di polmoni e fegato, "cosa più rara e complicata". Quattro in tutto le vite salvate.

Il San Matteo è un centro di riferimento per l'Ecmo, tecnica di circolazione extracorporea utilizzata sia per trattare gravi malattie di cuore e polmoni sia per conservare gli organi dopo la morte per arresto cardiaco irreversibile, in previsione di un eventuale trapianto. Dopo l'esperienza presso l'ospedale San Paolo di Milano del 29 marzo scorso - ricordano dall'Irccs pavese - questa volta è stata l'Asst di Pavia ad attivare l'Ecmo Team San Matteo. Alberto Casazza, coordinatore Trapianti dell'azienda socio sanitaria territoriale aziendale, e Livio Carnevale, direttore della Struttura di Anestesia e Rianimazione, hanno contattato il responsabile del Centro di coordinamento Donazioni e Trapianti (Ccdt) del Policlinico, Andrea Bottazzi, per presentargli il caso.

Sono stati quindi applicati i protocolli per l'identificazione del paziente come possibile donatore attraverso le linee guida del Centro nazionale trapianti e, avuta l'autorizzazione del Nord Italia Transplant Program, al paziente donatore, ormai a cuore fermo (classe Maastricht III) l'Ecmo Team ha attuato una perfusione normo termica regionale addominale.

L'équipe era composta da Bottazzi, dal cardiochirurgo Carlo Pellegrini, dalla tecnica di perfusione Antonella Degani, dal medico rianimatore Anna Aliberti, dalla coordinatrice infermieristica del Ccdt Cristina Olati, e dal medico borsista del Ccdt Anna Vaninetti. Il Coordinamento regionale trapianti ha seguito e coadiuvato le operazioni di allocazione degli organi. In campo anche i chirurghi dell'Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che hanno prelevato il fegato trapiantato con successo su un uomo di 31 anni, e quelli dell'Irccs Policlinico di Milano, che hanno prelevato i polmoni trapiantati su un 43enne con grave patologia polmonare. Il team del San Matteo guidato da Massimo Abelli si è occupato del prelievo dei reni, trapiantati su due pazienti di 63 e 50 anni.

"Un donatore e una collaborazione ormai assodata tra il San Matteo e l'Asst di Pavia hanno permesso di dare una nuova speranza di vita a quattro pazienti, da tempo in lista d'attesa per il trapianto - dichiara Carlo Nicora, direttore generale della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia - Questo successo è la dimostrazione che bisogna fare rete e creare un sistema integrato e coeso che ci permetta di intervenire anche nei processi più delicati e complessi per il trattamento dei nostri pazienti".

"Sono pochissimi in Italia gli ospedali non dotati di Cardiochirurgia che sinora hanno applicato tale procedura - afferma Michele Brait, Dg dell'Asst di Pavia - Nell'ospedale di Vigevano ciò è potuto accadere grazie alla stretta collaborazione tra Asst e San Matteo, garantita dalla sinergia delle direzioni sanitarie e mediche di presidio delle due aziende. Sono particolarmente orgoglioso della capacità di collaborazione che i due enti stanno dimostrando; una collaborazione che salva vite umane".

"Nonostante la fatica organizzativa e l'incertezza del risultato - commenta Bottazzi - anche questa volta la squadra del San Matteo ha dato prova di grande disponibilità e professionalità, permettendo ad un ospedale, senza tecnologia dedicata, di portare a termine un prelievo d'organi altrimenti impossibile".

"La particolarità e la complessità di questo intervento - precisa Casazza - sono date dal fatto che il prelievo è stato effettuato da un donatore a cuore fermo e non, come avviene più frequentemente, da un donatore a cuore battente la cui morte è stata dichiarata con criteri neurologici. Questa metodica si sta ora diffondendo negli ospedali in cui è presente una Cardiochirurgia o comunque sono disponibili apparecchiature di assistenza circolatoria extracorporea".