Ossigeno di notte nella BPCO, sì o no? Il parere dell'esperto alla luce dello studio INOX


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Nei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) l’ossigeno somministrato solo di notte non ha alcun effetto né sulla sopravvivenza né sulla progressione della malattia, secondo quanto conclude lo studio INOX, acronimo per International Nocturnal Oxygen, un trial multicentrico internazionale pubblicato sul New England Journal of Medicine e svolto da 28 centri ospedalieri in Canada, Portogallo, Spagna e Francia.

«Lo studio voleva verificare se l’uso dell’ossigenoterapia notturna per 3-4 anni in pazienti BPCO con desaturazione notturna ancora senza indicazione all’ossigeno potesse modificare la mortalità o la progressione della malattia fino alla prescrizione della LTOT, acronimo per Long Term Oxygen Therapy» spiega Gian Galeazzo Riario Sforza, pneumologo e direttore del reparto di medicina interna dell’Ospedale di Sesto San Giovanni, non coinvolto nello studio, ricordando che nei primi anni ’80 due studi hanno dimostrato che la LTOT per almeno 15-18 ore al giorno migliora la sopravvivenza nei pazienti con BPCO con ipossiemia cronica diurna grave documentata dall’emogasanalisi. «Ma in molti pazienti ancora non idonei alla LTOT si verifica spesso una desaturazione solo di notte, fenomeno considerato da molti medici come un'indicazione per la prescrizione di ossigeno notturno in quanto la progressione della BPCO verso l’ipossiemia grave potrebbe dipendere dalla gravità della desaturazione notturna» riprende lo pneumologo.

Nessuna differenza nella qualità di vita

Per chiarire l’argomento, lo studio INOX ha randomizzato 243 pazienti con saturazione di ossigeno minore del 90% per almeno il 30% del tempo di registrazione dell’ossimetria notturna a ricevere ossigeno di notte o aria ambiente come placebo. E i risultati? Dopo 3 anni di follow-up, il 39% dei pazienti in ossigeno notturno e il 42% del gruppo placebo hanno ricevuto l’indicazione alla LTOT o sono deceduti. Ma non solo: non è emersa alcuna differenza significativa neppure nei tassi di riacutizzazione e ospedalizzazione e nemmeno nella qualità di vita dei pazienti.

Le raccomandazioni dell'esperto

«Questo studio, interrotto anzitempo per scarsa efficacia, conferma quanto già emerso da due studi svolti negli anni ’90 e da una loro metanalisi nel 2005: l’ossigenoterapia notturna non porta alcun vantaggio in termini di sopravvivenza, ed è improbabile che abbia altri effetti benefici clinicamente significativi» osserva Riario Sforza considerando soprattutto che questa terapia viene spesso suggerita proprio dal medico di medicina generale. Sono tuttavia possibili rare eccezioni, che il curante deve considerare.

«L'ossigeno di notte potrebbe essere indicato nei casi di scompenso cardiaco grave e disturbi respiratori nel sonno con sintomi il giorno dopo, ma solo dopo avere ottimizzato la terapia per lo scompenso ed escluso altre cause di desaturazione notturna come la sindrome obesità-ipoventilazione o le apnee ostruttive, che non dovrebbero invece ricevere la sola ossigenoterapia notturna. Un’altra possibile indicazione potrebbe essere la presenza di un’insufficienza respiratoria conclamata che necessita anche di un supporto ventilatorio non invasivo» conclude lo pneumologo.