Ospedali religiosi, 'senza interventi su caro energia irreversibile collasso'

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Roma, 2 set. (Adnkronos Salute) - “Mai così vicini al limite del non ritorno. Se non si rendono conto della gravità della situazione e continuano a restare sordi alle nostre ripetute grida di allarme, la sanità in Italia si troverà presto sull’orlo di un irreversibile collasso. L'alternativa che si configura sempre più minacciosa è costringere le strutture alla chiusura”. Così Padre Virginio Bebber, presidente dell’Aris (Associazione religiosa Istituti Socio-Sanitari), illustra in una lettera inviata a tutti i ministri e a tutti i responsabili dei partiti che costituiscono l’attuale maggioranza uscente gli "aspetti drammatici che si prospettano sul futuro delle istituzioni socio-sanitarie no profit associate che - ricorda Aris - in convenzione con lo Stato, mettono a disposizione del servizio pubblico migliaia di posti letto, milioni di prestazioni annuali ambulatoriali, strutture assistenziali per anziani non autosufficienti e centinaia di centri di riabilitazione".

“Già duramente provate dalla crisi pandemica – spiega Bebber – le nostre strutture rischiano ora seriamente di soccombere sotto l’enorme peso dei costi energetici. Lo abbiamo fatto presente più volte alle nostre autorità istituzionali. Mai una risposta se non la costante esclusione delle nostre strutture dalle decine di bozze del Dl Aiuti". Il presidente dell'Aris avverte che "non stiamo certo chiedendo elemosine; stiamo chiedendo solo di essere messi in condizioni tali da poter continuare a servire il sistema sanitario del nostro Paese per la salvaguardia della salute dei nostri connazionali più fragili”.

"Nell’ultima delle numerose lettere e richieste di incontro inviate all’intera compagine governativa, alle quali - precisa Bebber - non abbiamo mai, dico mai ricevuto risposta", il presidente dell’Aris fa presente che di aiuti ne sono stati dati e previsti per diverse aziende "certamente in difficoltà – si legge nella lettera - ma comunque in grado di rispondere in parte alla loro crisi ricorrendo magari all’aumento dei prezzi al consumo. Mai, neppure un accenno, alla situazione della sanità privata no profit o profit che sia ma comunque convenzionata con lo Stato".

Certo che “per istituzioni come le nostre strutture – si legge ancora nella nota firmata da Bebber - se mai fosse possibile ricorrere all’aumento dei prezzi al consumo, impossibile per chi come noi opera in regime di convenzione con lo Stato e se mai fosse comprensibilmente umano considerare la salute un prodotto di mercato, significherebbe scaricare l’onere sui pazienti. Ciò vuol dire che a pagare sarebbero quanti non possono assolutamente rinunciare al 'bene salute', ma non hanno mezzi economici per provvedervi. E considerando l’impatto dell’aumento dei costi energetici sulla gestione delle strutture sanitarie in questione, tali aumenti metterebbero certamente in ginocchio il sistema welfare del Paese".

"L’alternativa che si configura sempre più minacciosa è costringere le strutture alla chiusura, incrementando notevolmente il livello di disoccupazione, mettendo sulle spalle del servizio sanitario pubblico i milioni di malati che ogni anno trovano assistenza in queste nostre strutture (l’esperienza Covid qualche cosa dovrebbe averla insegnata) - prosegue Bebber - rendendo eterne le liste d’attesa per prestazioni urgenti, riempiendo i marciapiedi delle nostre città di anziani non autosufficienti, persone martoriate da patologie devastanti nel fisico che non hanno più assistenza in Rsa o Centri di riabilitazione costretti a chiudere. Chiudere perché i costi, quadruplicati in certi casi, non sono più sostenibili senza l’aiuto dello Stato”.

"Basterebbe rendersi conto - afferma ancora Bebber, che una qualsiasi casa di cura, o Rsa, o Cdr, o ospedale o ancor più Irccs che sia, non può certo staccare la corrente per risparmiare: qualsiasi apparecchiatura elettromedicale in uso, come intuiscono anche i meno esperti, funzione con l’energia elettrica. E allora cosa dovremmo fare? decidere ogni giorno se staccare le spine alle rianimazioni o alle terapie intensive? Oppure alle sale operatorie? Alla gente arriva solo chiacchiericcio di corte o di cortile, oltre alle tante facili promesse dai palchi elettorali - riflette - Di come stanno veramente le cose si rendono conto solo quando hanno bisogno di essere assistiti nella loro fragilità. Anzi sarebbe ora di cominciare a provvedere ai nostri anziani in concreto, assicurando loro accoglienza, affiancamento, assistenza continua con i fatti e non con le parole o costringendo alla chiusura chi si occupa di loro. Forse - conclude - è bene ricordare che siamo il secondo Paese nel mondo per il numero di anziani".