Oculisti, 'Lombardia nega tamponi a chi ha malattia alla vista'


  • Adnkronos Salute
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Roma, 8 giu. (Adnkronos Salute) - "I tamponi sono necessari e insostituibili, per questo bisogna garantirne il libero accesso. Altrimenti si nega il diritto alla salute dei cittadini e chi risulterà responsabile della perdita della vista di migliaia di persone deve essere obbligato a prendersene la responsabilità". Lo denuncia Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmica Italiana (Soi), in una lettera inviata alla Regione Lombardia in cui chiede "chiarimenti e precisazioni urgenti sull’accesso alla prestazione del test molecolare virus Sars-CoV-2". Il presidente Soi chiede all’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera "risposte e fatti a fronte della grave situazione d’incertezza e di confusione. La questione è la possibilità di accesso dei cittadini al test molecolare, ossia il tampone per verificare la presenza di coronavirus nell’individuo". Secondo Piovella mancano all'appello "4 milioni di visite oculistiche e 250.000 interventi chirurgici salva vista".

"A subire la situazione i tanti che soffrono di malattie degli occhi, che non hanno più avuto accesso alle visite e alle terapie salva vista, perché sospese per oltre tre mesi negli ospedali italiani durante il lockdown. Ora l’ostacolo sono le liste d’attesa e i conseguenti affollamenti e la diffusa paura che ha conquistato i pazienti a rischio over 65, di poter essere contagiati - ricorda la Soi - L’unica certezza di non essere potenzialmente contagiosi è l’esecuzione di un tampone. Limitata al tempo del prelievo, con necessità di vigilanza per il mantenimento della negatività ma pur sempre la sola e indiscutibile certezza. Certezza fondamentale per evitare la commistione di pazienti potenzialmente positivi con pazienti sani e quindi di trasmettere il contagio. Perché il contagio si trasmette nel 99% delle situazioni solo tramite questa commistione".

"Negli ospedali ogni paziente chirurgico viene sottoposto a tampone pena la non effettuazione della chirurgia. In oculistica la maggioranza delle prestazioni sono effettuate fuori dal Ssn, ma ai cittadini che da decenni si rivolgono all’oculistica extra ospedaliera una burocrazia irresponsabile - denuncia la Soi - impedisce oggi di potersi sottoporre volontariamente anche a pagamento all’effettuazione del tampone. Così si perde sicurezza e fiducia nelle istituzioni e nella sanità pubblica che ogni giorno mette in evidenza sempre maggiore inadeguatezza".

"Da un lato, infatti, la Regione ha fornito alcune indicazioni operative generali - osserva la Soi citando i documenti dell'amministrazione - valide soltanto per la ripresa delle attività di ricovero, stabilendo, per queste ultime, 'l’esecuzione del test sierologico e del tampone naso-faringeo non oltre 3 giorni prima dell’ingresso in ospedale'. Ma nella stessa delibera si sancisce che per l’accesso alle 'aree sanitarie in generale' debba 'essere considerata la possibilità' - 'nei limiti del possibile' incredibile!!! - di proporre l’esecuzione di tampone naso faringeo' soltanto in caso di rilievo della temperatura uguale o maggiore di 37,5 gradi centigradi. Inoltre il linguaggio usato dalla Regione non chiarisce se, tra le aree interessate, debbano essere compresi anche gli ambulatori privati".

"Siamo sotto di 4 milioni di visite oculistiche e 250.000 interventi chirurgici salva vista - afferma Piovella - e non vedo nessuna attività regionale significativa per migliorare il dramma e l’abbandono dei pazienti affetti da maculopatia, cataratta, glaucoma, da anni posteggiati nel limbo di quelli che non contano: sono i figli di un Dio minore. E poi cosa accade fuori dai 'limiti del possibile'? Se il tampone non può essere eseguito? E cosa succede ai soggetti con temperatura nella norma, a fronte di una malattia come il Covid 19 la cui pericolosità sussiste proprio per la grande presenza di pazienti asintomatici? - chiede Piovella - E quali sarebbero le 'aree sanitarie in generale'?"

"Il timore è che in Lombardia, non possa accedere alla prestazione del tampone un paziente che non sia qualificabile come 'caso sospetto' e che debba sottoporsi a un intervento, a una visita o a un esame che non comportino il ricovero ospedaliero. Nemmeno se volesse rivolgersi a strutture private e sostenere integralmente il costo della prestazione. È evidente - denuncia il presidente Soi - che qualora l’interpretazione del confuso quadro vigente in Regione dovesse essere questa si sarebbe di fronte a macroscopici vizi negli atti regionali e di inspiegabile penalizzazione dell’attività sanitaria al servizio dei cittadini. Inoltre non sussiste alcun elemento ragionevole che possa giustificare la disparità di trattamento fra coloro che devono accedere a un ricovero ospedaliero e coloro che devono eseguire prestazioni chirurgiche ambulatoriali, esami clinici o visite diagnostiche; questa disparità elimina il diritto di accesso alla cura che in oculistica non è garantito né in Lombardia né nella maggioranza delle Regioni italiane".

Piovella evidenzia che il diniego ai cittadini dell’accesso a una prestazione diagnostica collide, "anzitutto, con l’articolo 32 della Costituzione Italiana, perché il riconoscimento del 'diritto alla salute è un diritto costituzionale' e sociale, a prestazioni positive, in forza del quale non può l’ordinamento negare una prestazione sanitaria a un cittadino che la richieda".

"Peraltro la Corte costituzionale ha già a suo tempo sottolineato che la salute non deve essere intesa come 'semplice assenza di malattia, ma come stato di completo benessere fisico e psichico'. È incredibile che lo Stato neghi il diritto a un cittadino di sottoporsi ad un test diagnostico per la positività a una malattia mortale come il Covid 19 - conclude Piovella - È ancora peggio che negare la possibilità di sottoporsi liberamente al test per l’Aids, o negare il diritto a farsi vaccinare. O a usufruire di una terapia salvavita. Infatti finora tutto questo non era mai stato fatto".