Obesità, il nuovo farmaco efficace quanto la chirurgia bariatrica

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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  • In uno studio di 72 settimane condotto su pazienti obesi la somministrazione monosettimanale di tirzepatide ha avuto come esito una riduzione consistente del peso corporeo.
  • Il trattamento è risultato ben tollerato; gli eventi avversi, soprattutto gastrointestinali, nella maggior parte dei casi erano di intensità lieve-moderata.

 

Un articolo appena pubblicato sul New England Journal of Medicine riporta i risultati estremamente favorevoli di uno studio di fase 3 che ha testato un nuovo farmaco contro l’obesità. Lo studio SURMOUNT-1, sponsorizzato da Eli Lilly, mostra che i pazienti obesi trattati con tirzepatide una volta alla settimana per 72 settimane perdono mediamente più del 15% del peso corporeo. I pazienti ottengono anche benefici cardiometabolici senza andare incontro a eventi avversi rilevanti. Il nuovo farmaco potrebbe rappresentare un’alternativa alla chirurgia bariatrica per il trattamento dell’obesità.

Lo studio in doppio cieco ha arruolato 2.539 adulti con un indice di massa corporea (BMI) uguale o superiore a 30. I partecipanti sono stati randomizzati (1:1:1:1) per ricevere (s.c) tirzepatide (5, 10 o 15 mg) o il placebo una volta alla settimana per 72 settimane. Gli end point primari (co-end point) erano il cambiamento nel peso corporeo rispetto alla baseline e una riduzione del peso ≥5%.

L’effetto di tirzepatide è dose-dipendente: la variazione percentuale media del peso corporeo era -15,0% (95%CI da -15,9 a -14,2) alla dose di 5 mg, -19,5% (95%CI da -20,4 a -18,5) alla dose di 10 mg, -20,9% (95%CI da -21,8 a -19,9) alla dose di 15 mg; a termine di paragone i partecipanti che avevano ricevuto il placebo avevano avuto una variazione media pari a -3,1% (95%CI da -4,3 a -1,9).

La percentuale di partecipanti che avevano perso almeno il 5% del peso corporeo era 85%, 89% e 91%, rispettivamente con 5, 10 e 15 mg alla settimana di tirzepatide. Più della metà dei pazienti trattati con le due dosi più alte di tirzepatide aveva perso il 20% o più del peso iniziale. Inoltre, il trattamento con tirzepatide aveva come risultato la riduzione della circonferenza vita, l’abbassamento della pressione sistolica e diastolica e una diminuzione dei livelli di lipidi, insulina a digiuno ed emoglobina glicata.

Il trattamento era ben tollerato: solo il 4,3% (5 mg), 7,1% (10 mg) e il 6,2% dei partecipanti ha interrotto la terapia per eventi avversi. Gli venti avversi più comuni erano di natura gastrointestinale (nausea, diarrea, costipazione) e di intensità lieve-moderata e si erano manifestati soprattutto nel periodo di 20 settimane di dose-escalation.

“È sorprendente il fatto che l’entità della perdita di peso con tirzepatide fosse simile a quella del bypass gastrico, il che rilancia il potenziale di approcci medici alternativi per il trattamento dell’obesità”, hanno commentato in un editoriale Clifford J. Rosen della Tufts University di  Boston e  Julie R. Ingelfinger del Maine Medical Center Research Institute, ricordando che finora la chirurgia si è dimostrata il trattamento più efficace, ma sottolineando come manchino dati sulle complicanze a lungo termine in particolare quando a sottoporsi all’intervento sono soggetti giovani. Un aspetto importante che richiede ulteriori approfondimenti è l’effetto del tirzepatide sulla salute cardiometabolica, specialmente tenendo conto che lo studio ha avuto una durata abbastanza breve e ha arruolato una coorte relativamente giovane senza un rischio particolarmente alto di malattia cadiovascolare.