Nuovo coronavirus: è allarme?


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • Tra la fine del 2019 e i primi giorni del 2020 è stato individuato e isolato a Wuhan, nella regione di Hubei, in Cina, un nuovo coronavirus, indicato dalla sigla 2019-nCoV.
  • Il primo cluster di casi era correlato a un mercato del pesce della città, dove si pensava inizialmente di poter individuare la fonte dell’infezione, che a tutt’oggi resta tuttavia non identificata.
  • I sintomi principali sono febbre, tosse secca, dispnea, mialgia e fatigue; in misura minore tosse produttiva, cefalea, emottisi e diarrea. 
  • Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che il virus potesse essersi ricombinato da un coronavirus dei pipistrelli e uno che infetta i serpenti, ma la teoria ha parecchi punti deboli e non è stata confermata.
  • Il nuovo virus è responsabile di una sindrome respiratoria il cui spettro di gravità è ancora da accertare: al momento si ritiene che possa provocare da lievi infezioni delle alte vie aeree a gravi polmoniti bilaterali a vetro smerigliato, simili a quelle indotte dal virus della SARS, potenzialmente fatali.
  • La sequenza genetica dell’RNA del virus è stata prontamente analizzata dai ricercatori cinesi e condivisa con i colleghi di tutto il mondo sulla piattaforma GISAID (Global Initiative on Sharing All Influenza Data): ciò ha consentito di riconoscere al nuovo virus circa il 70% di analogia con il virus della SARS, dedurre che probabilmente si è formato nel mese di novembre 2019, mettere a punto test diagnostici per riconoscerlo nei pazienti.
  • Non esistono terapie specifiche, ma solo sintomatiche e di supporto. Vari laboratori hanno già iniziato a lavorare su un possibile vaccino.
  • Il documento di valutazione del rischio diffuso dall’ECDC il 26 gennaio riporta un bilancio di 56 decessi, tutti in Cina, su 2.026 casi confermati in laboratorio, di cui 1.988 su territorio cinese e gli altri individuati in altri Paesi, per lo più asiatici, ma anche in Stati Uniti e Australia, finora sempre in pazienti provenienti dall’area di origine dell’epidemia.
  • L’ECDC ha inoltre confermato i 3 primi casi diagnosticati sul territorio europeo, indipendenti tra loro, in Francia.
  • L’ECDC giudica molto probabile che altri pazienti provenienti dalle aree interessate possano essere diagnosticate in Europa nei prossimi giorni, raccomandando alle autorità sanitarie di mettere in atto tutte le misure di prevenzione e controllo per contenerle, evitando che si verifichi una trasmissione sostenuta dell’infezione sul continente.
  • Gli esperti ritengono che il numero ufficiale di casi confermati in laboratorio sottostimi largamente l’estensione dell’epidemia, a causa dell’alta percentuale di pazienti che probabilmente presentano una sintomatologia lieve, e quindi sfuggono ai controlli.
  • Per questa stessa ragione, è difficile a oggi definire il CFR (case-fatality rate, tasso di letalità) della malattia, che appare però al momento decisamente inferiore a quello della SARS.
  • Ancora indefinito è anche il tasso di riproduzione R0, da cui dipende la capacità di diffusione del contagio: nel corso della conferenza stampa dell’International Health Regulations Emergency Committee dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è stato indicato provvisoriamente un range di 1,4-2,5, che potrebbe essere però ritoccato verso l’alto nei prossimi giorni, vista la rapidità con cui l’epidemia sembra si sia estendendo.
  • Poiché tuttavia non è stata dimostrata la trasmissione del virus al di fuori della Cina, dove la situazione appare sempre più critica, tanto da richiedere imponenti misure di quarantena senza precedenti, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità al 26 gennaio non ha ritenuto di dichiarare l’Emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale (PHEIC),
  • A sostenere la diffusione del contagio potrebbe essere anche la contagiosità da parte di persone ancora sintomatiche, diversamente da quanto accadeva con la SARS.  Anche questo fattore, segnalato dai medici cinesi, necessita ulteriori conferme.
  • La situazione è in rapida evoluzione, per cui ancora dominata da molte aree di incertezza: i tempi di incubazione, la durata della malattia, la sua incidenza e diffusione a livello globale, il suo carico di mortalità e morbidità, per non parlare dell’impatto socioeconomico, legato, oltre che alla malattia, alle misure messe in atto per contenerla.
  • Ogni Regione si sta organizzando per ottimizzare la gestione di eventuali casi che riportino viaggi recenti nelle zone a rischio.