Nevralgia del trigemino, le nuove linee guida EAN


  • Daniela Ovadia - Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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Tutti i pazienti con sospetta nevralgia del trigemino (NT) devono essere sottoposti a risonanza magnetica secondo le nuove linee guida prodotte dalla European Academy of Neurology (EAN).

È importante, infatti, differenziare tra la nevralgia del trigemino (in tutte le sue forme) e altre forme di dolore facciale, al fine di scegliere il trattamento farmacologico o chirurgico adatto, specifica la task force di 13 esperti che ha valutato i trial e le revisioni disponibili sull’argomento utilizzando il sistema GRADE.

La vera nevralgia del trigemino è infatti causata dalla compressione della radice del quinto nervo cranico che induce un dolore intenso e intermittente (il classico dolore «a pugnalata»).

Si tratta di un disturbo difficile da trattare e spesso preso in carica da specialisti diversi (medici di medicina generale, neurologi, neurochirurghi, anestesisti e terapisti del dolore).

 

Le definizioni e la diagnosi

  • Rispetto alle linee guida precedenti, gli autori hanno aggiornato la terminologia diagnostica, includendo le tre categorie eziologiche: NT idiopatica (senza cambiamenti morfologici della radice nervosa); NT classica (con compressione neurovascolare e cambiamenti morfologici della radice);  NT secondaria (conseguenza di una patologia neurologica come la sclerosi multipla).
  • Il termine NT primaria viene usato, in queste linee guida, per descrivere sia le forme idiopatiche sia quelle classiche. I pazienti con forme secondarie sono spesso più giovani e hanno più frequentemente deficit sensoriali e dolore bilaterale.
  • Solo la risonanza magnetica permette di differenziare tra le varie forme. Se la risonanza è controindicata o non disponibile, la diagnosi differenziale deve essere fatta sulla base dei riflessi trigeminali.
  • Il radiologo deve essere all’oscuro del lato dolorante per migliorare l’accuratezza diagnostica.

 

La terapia

  • Gli oppiacei non sono efficaci nelle forme acute di NT.
  • Il trattamento in acuto deve comprendere farmaci antiepilettici e reidratazione, così come la somministrazione e.v. di fosfenitoina o lidocaina.
  • Il trattamento di mantenimento raccomandato comprende carbamazepina (200-1200 mg die) o ox-carbamazepina (300-1800 mg die) come prima linea.
  • Lamotrigina, gabapentina, tossina botulinica di tipo A, pregabalina, baclofen o fenitoina possono essere combinate alle terapie di prima linea o usate in monoterapia.
  • I dosaggi dei farmaci vanno aggiustati sulla base dell’intensità del dolore e degli effetti collaterali, di cui il paziente deve essere avvisato.

 

La chirurgia

  • Il trattamento chirurgico è considerato come seconda linea di intervento.
  • Alla luce delle prove disponibili, la decompressione microvascolare risulta superiore (in termini di controllo del dolore nel tempo) rispetto ai trattamenti ablativi come gamma knife, termocoagulazione, compressione con palloncino, rizolisi con glicerolo nei pazienti con forme classica.
  • Se la risonanza non mostra contatto neurovascolare, però, i trattamenti di scelta comprendono la neuroablazione.
  • Nelle forme secondarie di NT, le linee guida suggeriscono un approccio simile a quelle primarie, con l’aggiunta di procedure chirurgiche come la termorizotomia del ganglio di Gasser e la microdecompressione vascolare.
  • Non vi sono prove di efficacia a favore di approcci non farmacologici o non chirurgici.
  • Le linee guida suggeriscono anche un supporto psicologico e infermieristico.