Nelle sindromi coronariche acute non-STEMI la coronarografia può attendere


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Messaggi chiave

  • La strategia invasiva di sottoporre ad angiografia entro le prime 12 ore dall’esordio i pazienti con sindrome coronarica acuta senza sopraslivellamento del tratto ST (non-STEMI) non produce migliori esiti a lungo termine rispetto a un approccio più attendista in cui l’intervento è effettuato entro 2-3 giorni.
  • L’esame, con eventuale intervento di rivascolarizzazione, si dimostra però sicuro anche nelle prime ore dopo la diagnosi.
  • Nei pazienti a più alto rischio (punteggio Global Registry of Acute Coronary Events, GRACE > 140) la strategia di un intervento precoce si è invece rivelata vantaggiosa rispetto a quella standard in relazione agli esiti a lungo termine.

Descrizione dello studio

  • VERDICT (Very Early Versus Deferred Invasive Evaluation Using Computerized Tomography) ha valutato una strategia invasiva con coronarografia molto precoce (entro 12 ore dalla diagnosi) sugli esiti a lungo termine nei pazienti con sindrome coronarica acuta non-STEMI.
  • Da novembre 2010 a giugno 2016, 2.147 pazienti che si sono presentati con un sospetto clinico di sindrome coronarica acuta non-STEMI nei 9 ospedali della regione di Copenaghen, in Danimarca, con segni ecg di una ischemia recente o alti livelli di troponina, in cui la coronarografia fosse indicata e logisticamente fattibile entro 12 ore, sono stati randomizzati 1:1 a un intervento precoce (n= 1.075) o a trattamento standard (n=1.072) entro 48-72 ore.
  • Outcome primario: combinazione di mortalità per ogni causa, infarto ricorrente non fatale, ricovero per ischemia refrattaria o ricovero per scompenso cardiaco.
  • Fonte del finanziamento: Danish Agency for Science, Technology, and Innovation, Danish Council for Strategic Research e Research Council of Rigshopitalet.

Risultati principali

  • I pazienti nel gruppo intervento precoce sono stati sottoposti alla coronarografia dopo un tempo mediano di 4,7 ore dalla randomizzazione, il gruppo controllo dopo 61,6 ore.
  • È stata effettuata una rivascolarizzazione nell’88,4% dei pazienti con intervento precoce e nell’83,1% dei controlli.
  • Outcome primario dopo un follow-up mediano di 4,3 anni (IQR 4,1-4,4): nel 27,5% del gruppo con intervento precoce e nel 29,5% dei controlli (HR 0,92; IC 95% 0,78–1,08).
  • Nel sottogruppo a maggior rischio con punteggio GRACE >14 l’intervento precoce ha migliorato gli esiti rispetto ai controlli (HR 0,81 IC 95% 0,67-1,1; P= 0,023).

Perché è importante

  • Nei pazienti con sindrome coronarica acuta non-STEMI, la tempistica ottimale della coronarografia e degli interventi di rivascolarizzazione rispetto alla terapia medica antitrombotica e antinfiammatoria non è ancora ben definita.