Nella psoriasi, il guselkumab ha un'efficacia a lungo termine maggiore del secukinumab


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Messaggi chiave

  • Il confronto tra due recenti terapie biologiche per la psoriasi da moderata a grave, dimostra che il guselkumab (inibitore della subunità p19 dell’interleuchina [IL]-23) ha un’efficacia superiore al secukinumab (inibitore dell’IL-17A) nel trattamento a lungo termine.
  • Entrambi i farmaci sono ben tollerati e, anche se il secukinumab sembra avere un’efficacia maggiore nelle prime settimane di trattamento, la percentuale di pazienti che raggiunge una riduzione del 90% della gravità della malattia (risposta Psoriasis Area and Severity Index [PASI] 90) alla settimana 48 è maggiore con il guselkumab.

Descrizione dello studio

  • Lo studio di fase 3 (ECLIPSE) di 56 settimane (2017-2018) è stato condotto in 142 ambulatori in 9 paesi (Australia, Canada, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Ungheria, Polonia, Spagna e Stati Uniti).
  • I partecipanti, pazienti (≥18 anni) con psoriasi a placche da moderata a grave candidati per la fototerapia o la terapia sistemica, sono stati randomizzati a ricevere secukinumab (iniezione sottocutanea: 300 mg alle settimane 0, 1, 2, 3, e 4, e poi ogni 4) o guselkumab (100 mg alle settimane 0, 4, 12 e poi ogni 8, più un placebo per avere stesso numero e frequenza di iniezioni di secukinumab).
  • Endpoint primario: percentuale di pazienti nella popolazione intention-to-treat che ha raggiunto la risposta PASI 90 alla settimana 48.
  • Sicurezza valutata nei pazienti trattati con almeno una dose.
  • Fonti di finanziamento: Janssen Research & Development.

Risultati principali

  • Sono stati inclusi 1.048 pazienti (età media 45,8 anni): 534 gruppo guselkumab e 514 gruppo secukinumab.
  • La percentuale di pazienti con risposta PASI 90 alla settimana 48 è stata maggiore nel gruppo guselkumab (n=451 [84%]) che in quello secukinumab (n=360 [70%]; differenza di trattamento 14,2 punti percentuali; IC 95% 9,2-19,2; P
  • Guselkumab è stato non inferiore al secukinumab (margine di 10 punti percentuali) per il primo endpoint secondario principale: 452 (85%) pazienti nel gruppo guselkumab hanno raggiunto la risposta PASI 75 alle settimane 12 e 48, contro i 412 (80%) nel gruppo secukinumab.
  • Allo stesso tempo però la superiorità non è stata stabilita (P=0,0616) e quindi non sono stati condotti test statistici formali per i successivi endpoint secondari.
  • È stata osservata una diversa efficacia nel tempo: la percentuale di pazienti con risposta PASI 90 è stata maggiore nel gruppo secukinumab alla settimana 3 e 12, simile tra i gruppi alla 16 e alla 20, maggiore nel gruppo guselkumab tra la 28 e 48.
  • Gli effetti avversi (i più comuni: nasofaringite e infezione del tratto respiratorio superiore) sono stati simili tra i trattamenti e coerenti con quelli descritti in precedenza.

Limiti dello studio

  • Non sono stati valutati gli effetti oltre un anno di trattamento.

Perché è importante

  • Questo è il primo studio che confronta guselkumab e secukinumab, farmaci biologici approvati da pochi anni e più efficaci rispetto alle classi di farmaci precedenti (inibitori del fattore di necrosi tumorale o di IL-12/23p40) per il trattamento della psoriasi, una malattia infiammatoria cronica e sistemica della pelle che colpisce il 2-4% della popolazione mondiale.
  • I risultati potrebbero aiutare gli operatori sanitari nella scelta del farmaco.