Nel tumore ovarico la neutropenia indotta da chemioterapia non è prognostica


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Secondo un’analisi degli studi MITO2 e MITO7, la neutropenia indotta da chemioterapia non ha alcun valore prognostico nel tumore dell’ovaio trattato con chemioterapia di prima linea. L’analisi, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Gynecologic Oncology, ha riguardato complessivamente 1.603 pazienti con tumore dell’ovaio in stadio avanzato che hanno ricevuto una terapia basata sul carboplatino. 1.176 pazienti (73,4%) presentavano una neutropenia indotta da chemioterapia, 734 donne (45,8%) presentavano una neutropenia grave.

La neutropenia non era predittiva della prognosi né per quanto riguarda la sopravvivenza libera da progressione (P=0,34 per la neutropenia di qualunque entità e P=0,13 per la neutropenia grave), né per quanto riguarda la sopravvivenza complessiva (P=0,33 per la neutropenia di qualunque entità e P=0,79 per la neutropenia grave). Combinando in una metanalisi questi con altri dati pubblicati in precedenza è stata confermata l’assenza di valore prognostico della neutropenia indotta da chemioterapia grave o di qualunque entità.

Questa conclusione contrasta con le dimostrazioni che in altri tipi di tumore la neutropenia indotta da chemioterapia si associa a una prognosi favorevole. È stato ipotizzato che la mancanza di mielosoppressione rifletta un sottodosaggio del farmaco chemioterapico. L’assenza di valore prognostico della neutropenia nel tumore ovarico potrebbe allora essere spiegata con il fatto che il dosaggio del carboplatino non si basa sulla superficie di area corporea come quello di altri citotossici.

“È plausibile che nel caso del tumore ovarico, in cui il farmaco più importante è dosato in base all’AUC, che tiene conto della variabilità individuale nel metabolismo e nella clearance, la variabilità inter-paziente dell’esposizione al farmaco sia ridotta – spiegano gli autori dell’articolo – Il tumore dell’ovaio è abbastanza sensibile alla chemioterapia, per cui l’impatto prognostico di un sottodosaggio lieve potrebbe essere inferiore o completamente assente”.