Nei lavoratori delle raffinerie aumenta il rischio di mortalità per diversi tumori


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Per il personale occupato nell’industria petrolchimica aumenta il rischio di mortalità per mesotelioma pleurico e tumori ematopoietici come le leucemie linfatiche (LL) e la leucemia mieloide acuta (LMA). Lo afferma uno studio pubblicato sulla rivista Medicina del Lavoro dove gli esperti guidati da Matteo Bonzini, dell’Università degli Studi di Milano, hanno pubblicato i risultati di un'indagine svolta in quattro impianti petrolchimici italiani.

“È noto che questi lavoratori sono esposti nel corso della loro vita professionale a numerose sostanze potenzialmente cancerogene” affermano gli autori, citando come esempio il benzene e l’asbesto, e ricordando che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro di Lione (IARC) ha classificato il lavoro nell’industria petrochimica in classe 2A, ovvero potenzialmente cancerogeno per l’uomo.

Nello studio, che ha coinvolto un totale di 5.112 lavoratori maschi seguiti per un periodo medio di 49 anni, sono stati valutati in particolare i rapporti standardizzati di mortalità (SMR), ponendo anche attenzione alla latenza di malattia e alla durata dell’esposizione. A conti fatti, le analisi hanno evidenziato un incremento del rischio di mortalità legato a mesotelioma pleurico (6 decessi; SMR 1,59), tumore al cervello (14 decessi; SMR 1,47) e leucemie linfatiche (LL) (8 decessi; SMR 1,81).

“I decessi per tumore pleurico hanno mostrato una latenza superiore a 10 anni e si sono sviluppati in lavoratori che presentavano un’esposizione ≥20 anni” spiegano Bonzini e colleghi, che poi aggiungono: “Per i tumori cerebrali latenza e durata dell’esposizione sono state