Milvexian, un nuovo farmaco orale per la prevenzione del tromboembolismo venoso

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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Messaggi chiave

  • In pazienti sottoposti ad artroplastica elettiva del ginocchio, il trattamento con milvexian riduce l’incidenza del tromboembolismo venoso (VTE).
  • L’incidenza di VTE nei pazienti trattati con milvexian a una dose uguale o superiore a 100 mg è significativamente più bassa di quella osservata nei pazienti trattati con enoxaparina.
  • Anche se l’incidenza dei sanguinamenti con i due agenti antitrombotici è sovrapponibile, quella dei sanguinamenti clinicamente rilevanti è inferiore con milvexian.

 

Alle opzioni per la profilassi tromboembolismo venoso potrebbe aggiungersi il milvexian, un inibitore del fattore della coagulazione XIa somministrabile per via orale. Dati incoraggianti sull’efficacia e la sicurezza di questo farmaco vengono dallo studio di fase 2 AXIOMATC-TKR, i cui risultati sono appena stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.

“Il fattore XI è un target promettente per lo sviluppo di anticoagulanti più sicuri perché è un driver importante nella formazione di trombi ma ha un ruolo secondario nell’emostasi” scrivono gli autori dello studio, finanziato da Bristol Myers Squibb e Janssen Research and Development. Quello della sicurezza è un problema fondamentale in quanto il timore di sanguinamenti porta a una sottoutilizzazione degli anticoagulanti e a un uso inappropriato degli anticoagulanti orali a basso dosaggio.

L’efficacia e la sicurezza del milvexian sono state confrontate con quelle dell’enoxaparina in pazienti sottoposti ad artoplastica elettiva del ginocchio, un setting privilegiato per lo sviluppo di nuovi anticoagulanti in quanto l’efficacia può essere valutata in modo oggettivo, usando la venografia per stabilire l’incidenza della trombosi venosa. Sono stati arruolati 1.242 pazienti, randomizzati per ricevere uno tra sette regimi di milvexian (25, 50, 100 o 200mg/bis die oppure 25, 50 o 200 mg/die) o l’enoxaparina (40 mg/die). Gli esiti del trial erano VTE (composito di trombosi venosa profonda asintomatica, tromboembolismo venoso sintomatico e decesso per qualsiasi causa) e sicurezza.

Nei pazienti trattati con milvexian due volte al giorno è stato osservato un effetto dose-risposta: l’incidenza del VTE è stata 21% nei pazienti che assumevano 25 mg, 11% in quelli che assumevano 50 mg, 9% in quelli che assumevano 100 mg e 8% in quelli che assumevano 200 mg. Nei pazienti trattati con milvexian una sola volta al giorno, l’incidenza era 25% (25 mg), 24% (50 mg) e 7% (200 mg). Di contro, nei pazienti trattati con enoxaparina l’incidenza era 21%. Sia il 4% dei pazienti trattati con milvexian sia il 4% dei pazienti trattati con enoxaparina ha sperimentato un sanguinamento di una qualsiasi entità; tuttavia, il sanguinamento maggiore o non maggiore ma clinicamente rilevante ha interessato l’1% dei pazienti del gruppo milvexan contro il 2% dei pazienti del gruppo enoxaparina. Eventi avversi gravi sono stati riportati, rispettivamente, nel 2% e nel 4% dei pazienti.

“La più bassa incidenza di tromboembolismo venoso e la tendenza a una trombosi meno estesa con le dosi più alte di milvexian rispetto all’enoxaparina sottolineano il ruolo del fattore XI nella patogenesi della trombosi venosa postoperatoria” rimarcano gli autori dello studio, riportando altre evidenze a questo riguardo: anche oligonucleotidi antisenso che riducono i livelli del fattore XI e abelacimab, un anticorpo che ne previene l’attivazione, si sono mostrati più efficaci dell’enoxaparina per la tromboprofilassi dopo artroplastica del ginocchio. Il vantaggio del milvexian rispetto ai due agenti appena citati è che può essere somministrato per via orale anziché per via parenterale. Gli sperimentatori riconoscono che il nuovo antitrombotico è stato testato finora su un campione modesto, serviranno studi più ampi per confermare la sicurezza del milvexian da solo e in combinazione con antiaggreganti piastrinici