Migliora copertura screening anticancro ma resta divario Nord-Sud Oggi suggerimenti usati più per contenere il danno che per prevenire

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Roma, 3 mag. (AdnKronos Salute) - Il consiglio del medico di famiglia 'cura' gli stili di vita. Tra le persone in sovrappeso, "quelle capaci di seguire una dieta sono 3 volte di più rispetto agli altri se a suggerirglielo è il loro medico di fiducia. Stessa sorte per gli screening oncologici ai quali si aderisce soprattutto se, oltre alla lettera della Asl, arriva la sollecitazione del medico che può agire da vero e proprio volano per il successo dei programmi di prevenzione". Lo spiega Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di sanità, nell'editoriale che apre la newsletter 'Allis'. "E' il medico di base - dice - uno dei perni più importanti su cui far ruotare ogni programma di prevenzione e l'offerta pubblica di screening, in campo oncologico, resta oggi lo strumento più importante per tutelare la salute al di là delle diseguaglianze sociali".

Sono queste, infatti, alcune tra le indicazioni più significative del rapporto Passi, il sistema con cui le Asl, coordinate dalle Regioni e dall'Iss, sorvegliano gli stili di vita raccontando, in modo dettagliato, come nelle diverse realtà territoriali i cittadini percepiscono e accedono ai diversi modelli di prevenzione offerti. Il rapporto Passi conferma, dice ancora Ricciardi, "il profondo divario tra Nord e Sud sia in generale nell'offerta sanitaria sia nell'adesione ai programmi di prevenzione. Ci spiega, per esempio, come l'obesità per la prima volta in 10 anni sfiora in alcune regioni, soprattutto del Sud, il 50% di persone in sovrappeso e ci lascia immaginare le conseguenze che comporta proprio laddove i sistemi sanitari sono più fragili". Sono, continua Ricciardi, "informazioni preziose quelle che ci fornisce questo rapporto che nasce da un filo diretto con gli utenti del Servizio sanitario nazionale".

Questi dati, che nascono dall'ascolto dei cittadini, "ci confermano - continua il presidente dell'Iss - il bisogno di dialogo e la necessità di fare della salute un sistema". E riaffermano "la necessità di dedicare, per esempio, uno spazio della visita alla necessità di comunicare i rischi degli abusi o della sedentarietà e i vantaggi di uno stile di vita corretto, cominciando a tessere la rete della prevenzione. Ogni minuto impiegato a correggere uno stile di vita sbagliato è un minuto investito sulla sostenibilità dell'intero sistema. I consigli del medico non sono mai tempo sprecato". Le indicazioni che arrivano dal rapporto Passi evidenzia che, se si tratta di agire sullo stile di vita - iniziare una dieta o smettere di fumare o sottoporsi a uno screening - è il medico di base la persona che può motivare anche i più recalcitranti.

"I dati - spiegano gli esperti - mostrano che il consiglio del medico è rilevante nell'incoraggiare la scelta del paziente ad adottare comportamenti più salutari". La quota di persone in sovrappeso che dichiara di seguire una dieta è maggiore tra quelli che hanno ricevuto il consiglio medico rispetto a quelli che non lo hanno ricevuto (39% contro 13%). "Anche nella promozione degli screening oncologici il consiglio del medico è rilevante: la quota di persone che si sottopone a screening oncologico a scopo preventivo è maggiore fra chi riceve il consiglio da parte del medico o di un operatore sanitario, e persino l'adesione allo screening organizzato aumenta se alla lettera della Asl si accompagna il consiglio del proprio medico".

Al momento però, segnala il rapporto Passi, i buoni consigli sono dati più che altro a persone con patologie croniche o con comportamenti particolarmente a rischio (forti fumatori, forti bevitori, persone in forte eccesso ponderale e persone che hanno un aumentato rischio cardiovascolare). In altre parole, il consiglio del medico o dell'operatore sanitario è utilizzato per un contenimento del danno piuttosto che come misura di prevenzione primaria.

Inoltre, i dati di Passi mostrano che, pur essendo strumento di provata efficacia per aiutare a cambiare i comportamenti insalubri, è poco utilizzato e in riduzione nel tempo: poco più del 50% dei fumatori riferisce di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare, ancor meno persone in sovrappeso riferiscono di aver ricevuto il consiglio di perdere peso, solo il 30% degli assistiti dichiara di aver ricevuto il consiglio di praticare attività fisica e appena il 6% dei consumatori di alcol a maggior rischio (per consumo abituale elevato o binge drinking o consumo prevalentemente fuori pasto) riferisce di aver ricevuto il consiglio di bere meno.

Per quanto riguarda gli screening oncologici, i dati Passi mostrano che quelli organizzati riducono le disuguaglianze di accesso alla prevenzione: per le persone più svantaggiate che, per istruzione, difficoltà economiche o cittadinanza straniera, si sottopongono meno frequentemente di altri ai test di diagnosi precoce dei tumori di mammella, cervice uterina e colon-retto, l'offerta di un programma organizzato rappresenta l'unica occasione di prevenzione di tali tumori.

Nel tempo, inoltre, aumenta la copertura totale degli screening oncologici, grazie proprio all'aumento della copertura degli screening organizzati, e inizia a delinearsi una significativa riduzione dell'iniziativa spontanea proprio lì dove l'offerta dei programmi di screening è più solida.

Resta significativa la differenza geografica Nord-Sud a sfavore delle regioni meridionali, determinata soprattutto dalla minore copertura degli screening organizzati.