Microchip salva-retina, al San Giovanni Roma primo impianto

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Milano, 13 set. (Adnkronos Salute) - Un microchip di dimensioni minuscole - 2 millimetri per 2, spessore 30 micron - che capta la luce nell'infrarosso e, generando stimoli elettrici, è in grado di restituire una visione utile alle persone con degenerazione maculare legata all'età (Amd) di tipo atrofico evoluta allo stadio terminale di atrofia geografica (Ga). L'impianto innovativo è stato eseguito all'ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, descritto come "il primo in Italia nell'ambito del progetto internazionale Primavera, studio clinico multicentrico per lotta contro la cecità, in particolare quella causata dall'Amd di tipo atrofico evoluta allo stadio terminale di Ga, avviato anche in Usa, Francia, Germania e Inghilterra".

L'intervento - spiega una nota - è stato eseguito da Marco Pileri, responsabile della Uosd di Chirurgia vitreoretinica dell'azienda ospedaliera San Giovanni, su un paziente affetto da oltre 10 anni da maculopatia senile a carta geografica. Presenti in sala operatoria Yannich La Mer, responsabile scientifico di tutti i centri internazionali a cui è stata affidata la sperimentazione; Ralf Hornig, Ceo Pixium; Americ Faillat, responsabile ingegnere del progetto; Andrea Bonandrini, ingegnere referente del progetto italiano, oltre ai referenti del programma a Tor Vergata, che in consorzio con l'Ao San Giovanni Addolorata si occupano della selezione dei pazienti e della loro riabilitazione visiva.

"Congratulazioni a tutta l'équipe dell'ospedale San Giovanni che ha eseguito l'intervento che dimostra, ancora una volta, che il Lazio è all'avanguardia nelle nuove frontiere della medicina, e la sanità del Lazio è un'eccellenza e un punto di riferimento - dichiara l'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato - Inoltre, coniugare la competenza professionale dei nostri medici e operatori sanitari con la possibilità di innovazione tecnica e strumentale nei nostri ospedali, grazie agli importanti investimenti che abbiamo avviato attraverso il Pnrr, ci consente di portare avanti interventi che fino a qualche tempo fa erano impensabili, ma che oggi sono una realtà".

"I pazienti con Amd atrofica terminale, nei quali si è avuta una progressiva scomparsa dei fotorecettori (coni e bastoncelli) che li ha portati alla completa perdita della visione centrale - sottolinea Pileri - si sono sempre sentiti dire che per loro non c'era alcuna possibilità di recupero anche minimo della visione centrale, mentre oggi appare possibile ripristinare una visione utile, sebbene limitata al riconoscimento di numeri e lettere, con l'impianto di un microchip sottoretinico. Lo studio si prefigge infatti di restituire una visione utile nei pazienti che hanno perso completamente la visione centrale (assenza di percezione luce) a causa della Amd di tipo atrofico evoluta allo stadio terminale di Ga. Il ripristino della visione ottenuto grazie all'impianto della protesi sottoretinica consente di produrre una stimolazione visiva e, attraverso le vie ottiche, permette la ricezione dello stimolo visivo da parte della corteccia cerebrale, rendendo infine possibile il riconoscimento di numeri e lettere e di ricostruire parole complesse".

"La nostra azienda ospedaliera - afferma Tiziana Frittelli, direttore generale dal San Giovanni Addolorata - ha scelto di investire in innovazione e ricerca per migliorare i servizi e aumentare gli esiti in termini di efficacia. I nostri professionisti inoltre hanno l'opportunità, grazie agli importanti investimenti che la Regione Lazio ha scelto di fare, di utilizzare le migliori attrezzature. Ad esempio, proprio per le due struttura di Oculistica (oltre alla Uosd di Chirurgia vitreoretinica abbiamo l'Unità complessa di Oculistica e Banca degli occhi diretta da Augusto Pocobelli) abbiamo da poco acquistato due nuovi microscopi operatori, di cui uno dedicato agli interventi di cataratta e del segmento anteriore oculare e l'altro di elevata tecnologia dotato di Oct (tomografo a coerenza ottica) per la chirurgia della retina e della cornea, alla sostituzione della seconda lampada scialitica e all'acquisizione di un nuovo microcheratomo per la preparazione dei tessuti corneali".