Metformina e tumore del seno: tra nuove certezze e interessanti ipotesi

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
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  • In donne con tumore mammario non metastatico e ad alto rischio, l’aggiunta di metformina al trattamento standard non migliora gli esiti.
  • Un potenziale beneficio in termini di sopravvivenza è stato osservato nelle donne con malattia positiva per HER2 (HER2+), ma servono ulteriori studi per confermare il risultato.

Nel tumore del seno non si osserva alcun beneficio in termini di sopravvivenza libera da malattia invasiva con l’aggiunta di metformina e di conseguenza non sembra opportuno aggiungere il farmaco al trattamento standard nelle donne non diabetiche con neoplasia in stadio iniziale. Sono questi, in estrema sintesi, i risultati di uno studio recentemente pubblicato su JAMA e frutto di una collaborazione internazionale guidata dal Canadian Cancer Trials Groups (CCTG), sotto l’ombrello del Breast International Group (BIG).

Proprio questa collaborazione ha permesso di portare a termine la più ampia ricerca mai realizzata su questo tema: 3.649 le pazienti con malattia non metastatica ad alto rischio coinvolte nello studio di fase 3, randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco e arruolate in Canada, Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito.

“Studi osservazionali e pre-clinici hanno suggerito un potenziale ruolo della metformina nel migliorare gli esiti in alcune pazienti con tumore mammario, ma i dati disponibili sono a volte contrastanti e non sempre sono trasferibili alla pratica clinica dato il disegno stesso degli studi” spiegano gli autori, guidati da Pamela J. Goodwin, del Sinai Health System di Toronto (Canada), primo nome dell’articolo.

“Nel nostro studio abbiamo cercato una conferma all’ipotesi che l’uso di metformina (rispetto a placebo) per 5 anni, potesse migliorare la sopravvivenza libera da malattia invasiva e altri esiti in pazienti non diabetiche con tumore mammario operabile” scrivono.

Per raggiungere l’obiettivo, Goodwin e colleghi hanno suddiviso le pazienti in due gruppi principali e hanno somministrato loro metformina o placebo in aggiunta alla terapia standard.

L’analisi primaria è stata condotta per le pazienti con malattia positiva per i recettori ormonali (ER/Pg+), dal momento che lo studio è stato interrotto per futilità nel gruppo negativo per ER/Pg.

Ebbene, nel gruppo ER/Pg+ non sono emerse differenze significative nel nell’esito primario (hazard ratio [HR] 1,01; P=0,93) e nei tassi di incidenza di decessi (HR 1,10; P=0,47) tra i gruppi metformina e placebo.

“Non è emersa alcuna differenza significativa tra i due gruppi nemmeno nei tre esiti secondari analizzati: sopravvivenza generale, sopravvivenza libera da ricorrenza a distanza e intervallo libero da tumore mammario” precisano gli autori, spiegando che i risultati dell’analisi mostrano un potenziale beneficio della metformina in una popolazione di pazienti positive per HER2.

“Questa osservazione deve essere considerata come ‘generatrice di ipotesi’ ed è necessaria una conferma del dato, in particolare a causa dell’assenza di un’interazione significativa tra lo status di HER2 e l’effetto della metformina” concludono Goodwin e colleghi.