Mesotelioma pleurico - Linea guida edizione 2018


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Mesotelioma pleurico - Linea guida edizione 2018

Il Mesotelioma Pleurico Maligno è oggetto di una specifica attività di rilevazione epidemiologica da parte del Registro Nazionale Mesotelioma (ReNaM), costituito ai sensi del Decreto Legislativo 257/1992, la norma che in Italia ha vietato l’uso dell’amianto. La grande attenzione al tema delle malattie amianto-correlate In Italia, a oltre venticinque anni dal bando di ogni forma di estrazione, lavorazione, importazione e commercio di amianto, deriva dal fatto che in questo periodo (e ancora per qualche anno nelle previsioni epidemiologiche) vi è la massima incidenza di mesoteliomi a causa del frequento utilizzo di questo minerale dal secondo dopoguerra fino agli anni ’80 e della lunga latenza della malattia. Per avere una idea dell’entità del problema dell’amianto basta pensare che 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo sono state prodotte nel periodo dal 1945 al 1992 e 1.900.885 tonnellate di amianto grezzo sono state importate nella stessa finestra temporale. L’Italia è uno dei paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amianto-correlate. Il VI Rapporto del ReNaM, pubblicato nel Novembre 2018 e che presenta i dati aggiornati al 2015, ha rilevato mediamente 1495 casi incidenti di mesotelioma della pleura per anno negli anni dal 2012 al 2015 (1).

I dati AIRTUM-AIOM forniscono una previsione per il 2018 di 1800 nuovi casi di mesotelioma maligno in Italia (2), differenza che è attribuibile a criteri di registrazione più selettivi da parte del ReNaM. La frequenza è maggiore tra gli uomini (circa 2/3 dei casi), verosimilmente a causa della più frequente esposizione ad amianto (2). L’incidenza in Italia è maggiore nelle regioni settentrionali (2) e in particolare nelle aree dove è stato maggiore l’uso di amianto (1, 3).

La sopravvivenza mediana per il mesotelioma della pleura osservata in due studi basati sui dati ReNaM era pari a 9,8 mesi (4) e 5,6 mesi per il mesotelioma del peritoneo (5), con rispettivamente il 5% e 8,1% di pazienti sopravvissuti a 5 anni. Complessivamente circa il 7% dei pazienti è vivo a 5 anni (2). La mortalità costituisce circa il 4% della mortalità globale per tumori in quasi tutte le età e in entrambi i sessi. Nel periodo 1999-2010 la mortalità, come la sopravvivenza, è rimasta sostanzialmente stabile (+ 0.2%/anno), ma sarebbe opportuno un aggiornamento. Il COR (Centro Operativo Regionale del ReNAm per il Piemonte ha recentemente presentato i dati di sopravvivenza per la coorte dei casi incidenti nel 2010-2014, con una sopravvivenza cumulativa del 20% a 2 anni, del 12% a 3 e del 5% a 5 anni (https://www.cpo.it/it/articles/show/incidenza-e- sopravvivenza-dei-mesoteliomi-1990-2015/).Diversi modelli concordano nel prevedere un picco di incidenza del mesotelioma maligno sul territorio nazionale nel periodo compreso tra la seconda e la terza decade degli anni duemila (6,7), in relazione all’andamento nel tempo dell’esposizione ad amianto, il cui uso industriale è stato massimo negli anni 70 e fino alla metà degli anni 80 e poi è cessato dal 1994, con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 257. . Le previsioni sull’andamento dell’epidemiologia da amianto in Italia sono in corso di revisione sulla base dei dati più recenti di incidenza.

Dal punto di vista eziopatogenetico, tutti i tipi di asbesto causano il mesotelioma maligno (8,9), sebbene gli anfiboli siano più potenti rispetto al crisotilo (10).Altri minerali fibrosi presenti in natura (come l’erionite e la fluoro-edenite) condividono l’architettura silicea e la morfologia fibrosa dell’asbesto. Non risultano usi industriali di tali sostanze ma l’esposizione ambientale ad essi è stata associata a casi di mesotelioma maligno nell’uomo (11).

Il rischio di sviluppare un mesotelioma pleurico maligno è incrementato anche nelle persone con esposizione non-occupazionale ad asbesto o altre fibre minerali asbestiformi (9,12,13). Secondo i dati del VI rapporto del ReNaM si stima che l’esposizione non lavorativa sia responsabile del 10.8% dei casi di mesotelioma pleurico in Italia (1).

Studi su animali suggeriscono un’associazione tra l’esposizione a fibre di ceramica o lana vetro e lo sviluppo di mesotelioma maligno, mentre studi epidemiologici nel genere umano non confermano tale associazione (14- 18). Studi sperimentali che hanno valutato un possibile ruolo dei nanotubi in carbonio, stante la loro somiglianza con le fibre di asbesto, hanno condotto a risultati contrastanti (19-22). La monografia IARC ha preso in considerazione diverse tipologie di nanotubi in carbonio e una di queste (MWCNT-7) è stata classificata come “possibile cancerogeno” (11).

L’importanza di altri fattori di rischio è molto limitata. Alcuni studi su coorti di soggetti esposti a thorotrast quando tale mezzo di contrasto era in uso e su pazienti esposti per ragioni terapeutiche ad alte dosi di radiazioni ionizzanti dimostrano un aumentato rischio di mesotelioma maligno, sia pleurico che peritoneale, dipendente dalla regione corporea esposta (23). Tale tipo di esposizione peraltro spiega soltanto una minima quota (1.7%- 4.7%) dei casi diagnosticati in Italia (24). - Continua a leggere scaricando il documento completo in formato PDF