Meno errori con ergonomi in corsia, ma in Italia sono solo 50

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Roma, 29 gen. (AdnKronos Salute) - Trasformare gli ospedali italiani in luoghi più sicuri e a misura di paziente. Dove medici e infermieri possono lavorare al meglio. E' la sfida di una nuova figura professionale che si sta affacciando nelle corsie di alcune strutture: l'ergonomo sanitario. Per ora sono ancora pochi ma dove sono presenti (in Toscana) hanno rivoluzionato gli spazi, gli ambienti, le procedure, determinando risultati molto importanti in termini di maggiore sicurezza per i malati e gli operatori sanitari. Rendendo più facile fare la cosa giusta. Per fare l'ergonomo sanitario c'è bisogno di "creatività, spirito pragmatico e la voglia di stare in contatto con un network internazionale", spiega all'Adnkronos Salute Tommaso Bellandi, presidente del Comitato di certificazione della Sie, la Società italiana di ergonomia e fattori umani.

Gli ergonomi sanitari che si occupano ogni giorno di questa 'rivoluzione' silenziosa "sono circa 50 in Italia - spiega Bellandi - molti usciti dai master certificati dalla Sie. Uno dei temi su cui anche l'Oms ha detto all'Italia di lavorare di più è proprio quello di sviluppare questo tipo di figure. Per ora in Italia sono ancora pochi mentre potrebbe essere una ottima opportunità di lavoro per i neolaureati, non solo in medicina. Anche perché è una figura molto richiesta".

Secondo un studio italiano, pubblicato sulla rivista 'Epidemiologia & Prevenzione', sul tasso d'incidenza di eventi avversi e la loro prevenibilità in 5 grandi ospedali italiani, è emerso "che è possibile prevenire di più, evitando così molti errori", avverte Ismaele Fusco, Clinical Risk manager dell'azienda Usl Toscana centro.

"Alla base di tutto quello che facciamo c'è un concetto: rendere più facile la cosa giusta - sottolinea Fusco - Vado in ospedale e controllo gli ambienti. Ad esempio, l'armadio dei farmaci deve essere strutturato affinché non si prenda la scatola sbagliata. Devono essere disponibili sullo stesso piano, in caso di un intervento d'emergenza, la sala parto e la neonatologia. Devono esserci defibrillatori uguali su tutti i piani. I carrelli con i farmaci devono avere i cassetti disposti nello stesso modo. In questo modo si evitano gli errori nei dosaggi e si facilità il lavoro del personale. Nelle medicherie tutto deve essere a portata di mano, dalle siringhe al computer con la cartella elettronica". Gli errori in corsia possono sfociare infatti in casi di malasanità, anche gravi, e in denunce contro i camici bianchi.

In Asl e ospedali è prevista la figura che si deve occupare della gestione del rischio, o 'risk manager': una persona formata per prevenire e gestire i pericoli dell'ambiente sanitario. La nuova legge sulla responsabilità professionale che porta il nome del promotore, il deputato Federico Gelli, ha introdotto grandi novità in tema di responsabilità in campo sanitario e sicurezza delle cure. Si introduce l'obbligo per tutte le strutture sanitarie (pubbliche e private) di attivare un sistema di 'risk management', finalizzato a incidere sui rischi legati all'attività sanitaria.

"Non necessariamente l'ergonomo e il risk manager si sovrappongono in un unico soggetto - chiarisce Bellandi - possono essere distinti e collaborare insieme nella stessa struttura. Sempre l'Oms ha definito il concetto di 'risk managment' che comprende 11 aree di conoscenza, 4-5 attendono all'area dell'ergonomia e dei fattori umani. Siamo in attesa di avere i decreti attuativi della legge Gelli che dovrebbero anche definire un Albo".

Secondo l'ultimo rapporto dell'Agenas sulle denunce dei sinistri in sanità, che analizza i dati della quasi totalità delle Regioni e Province autonome, l'indice di 'sinistrosità regionale', che definisce la frequenza con cui si verificano gli errori in sanità denunciati, è pari a 20,94 su 10 mila casi (dimissioni). Le vittime sono per lo più gli anziani, il 21,29% delle pratiche interessa infatti la popolazione compresa tra i 65 e gli 80 anni, mentre oltre il 12% riguarda gli over 80. Il numero maggiore di errori denunciati riguarda gli interventi chirurgici, 33,55%, seguiti dall'assistenza, 18,49%. Un problema che riguarda non solo gli operatori coinvolti e le strutture, ma la qualità stessa delle cure offerte dal Ssn.

Qualità dell'assistenza che può essere migliorata anche grazie al lavoro dell'ergonomia. I concetti di questa disciplina (che mette insieme metodi e modelli di altre già esistenti come l'ingegneria, l'architettura, la medicina del lavoro, la psicologia e la sociologia) oggi sono applicati nella costruzione degli ospedali. Ogni ambiente deve essere pensato e realizzato per far svolgere al meglio il compito di ogni persona. Le distanze ridotte, le attività principali sullo stresso piano, l'uso dei colori e di segnali luminosi per i percorsi interni. In Italia ci sono ospedali ergonomici in Toscana e più a macchia di leopardo in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Ci sono nuove strutture a Pistoia, Lucca e Massa Carrara. Ma, ad esempio, anche il Meyer di Firenze è stato realizzato seguendo i concetti dell'ergonomia.

Per diventare ergonomi sanitari non è necessario avere una laurea in medicina. "Serve un master post laurea e poi con la Sie si può arrivare ad avere una certificazione europea - osserva Bellandi - Come lauree di accesso sono previste quelle di area biomedica, sociale e politecnica. Poi è consigliabile un'esperienza sul campo sotto la supervisione di un esperto. Ci sono ergonomi sanitari che arrivano dal settore della sicurezza e prevenzione, dalla medicina legale o da percorsi accademici in scienze sociali e comunicazione".

Alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa si svolge il corso di alta formazione in Gestione del rischio e sicurezza delle cure, giunto all’ottava edizione, in collaborazione con il Centro regionale gestione rischio clinico e sicurezza del paziente della Toscana. La formazione è rivolta a medici della direzione sanitaria e a figure professionali che operano nel settore, in area sanitaria, tecnica e psico-sociale. L'obiettivo è creare le competenze avanzate per gestire il rischio clinico e migliorare qualità e sicurezza dei processi assistenziali.

Alla conclusione del percorso formativo i partecipanti dovranno essere in grado di organizzare, coordinare e concorrere al piano aziendale di gestione del rischio clinico, definire, migliorare e promuovere il sistema di segnalazione, rilevazione e analisi dei dati relativi agli eventi avversi, gestire correttamente gli eventi sentinella e gli eventi avversi, attraverso adeguate competenze di ergonomia e 'human factor', impostare e monitorare le conseguenti azioni di miglioramento, supervisionare, coordinare e integrare il lavoro dei facilitatori e dei team clinici.

"Con le università stiamo cercando di sostenere lo sviluppo di master di questo tipo - sottolinea Bellandi - Ci sono corsi promossi dalla Sie a Milano. C'erano esperienze di questo tipo anche a Napoli e al Politecnico di Torino, ma non sono abbastanza e sono corsi che hanno risentito della mancanza di continuità nel tempo. Mentre invece c'è una domanda da parte degli studenti. Il master della Scuola Sant'Anna riceve sempre più domande rispetto ai posti messi a disposizione, l'ergonomo sanitario può essere una vera possibilità per chi cerca lavoro. Forse - conclude l'esperto - nel nostro Paese ancora non siamo al livello Ue come consapevolezza del valore della prevenzione del rischio sui luoghi di lavoro, mentre invece si può fare cultura e pratica della sicurezza anche con soluzioni creative. Strumenti nella valigia dell'ergonomo".