Melanoma avanzato: inibitori di check-point immunitari a confronto nel tempo


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • Il vantaggio di pembrolizumab su ipilimumab nel melanoma avanzato si mantiene anche a un follow-up di quasi cinque anni, associandosi a valori doppi sia di sopravvivenza totale sia libera da progressione.
  • La superiorità si mantiene indipendentemente dallo stato BRAF, dalla linea di terapia e da altri precedenti trattamenti mirati.
  • Dall’analisi emergono anche risultati sodisfacenti sugli effetti di un secondo trattamento con il farmaco.

Descrizione dello studio

  • Follow-up a 5 anni del trial randomizzato, controllato, in aperto, multicentrico KEYNOTE-006, che ha coinvolto in 16 diversi Paesi pazienti adulti con melanoma avanzato confermato istologicamente, stato BRAFv600 noto, che non erano mai stati trattati con ipilimumab e non avevano ricevuto più di una linea di trattamento precedente.
  • Gli 834 pazienti reclutati in 87 centri sono stati assegnati 1:1:1 a ricevere 4 dosi di ipilimumab 3 mg/kg ogni 3 settimane (n=278) oppure pembrolizumab e.v. (10 mg/kg) ogni 2 settimane (n=279) oppure ogni 3 settimane (n=277).
  • Il trattamento con pembrolizumab è stato proseguito fino a un massimo di 24 mesi. Sia i pazienti che erano arrivati a questo punto con malattia stabile o in regressione, sia quelli che l’avevano interrotto almeno dopo 6 mesi con malattia stabile, in caso di progressione potevano essere candidati a ricevere di nuovo il farmaco per 17 cicli.
  • Endpoint primari: sopravvivenza totale (OS) e libera da progressione (PFS).
  • Fonte del finanziamento: Merck Sharp & Dohme.   

Risultati principali

  • Dopo un follow-up mediano di 57,7 mesi: OS mediana=32,7 mesi (IC 95% 24,5-41,6) nei due gruppi combinati con pembrolizumab vs 15,9 mesi (IC 95% 13,3-22,0) nel gruppo ipilimumab (HR 0,73, IC 95% 0,61-0,88; P=0,00049); PFS mediana=8,4 mesi (IC 95% 6,6-11,3) nei gruppi pembrolizumab vs 3,4 mesi (IC 95% 2,9-4,2) nel gruppo ipilimumab (HR 0,57, IC 95% 0,48-0,67; P
  • Eventi avversi di grado 3-4 (soprattutto colite, diarrea, fatigue) legati al trattamento si sono verificati nel 17% dei pazienti dei due gruppi pembrolizumab e nel 20% del gruppo ipilimumab.

Perché è importante

  • Lo studio conferma l’efficacia a lungo termine dell’inibitore di PD-1, suggerendo che possa anche essere riutilizzato dopo sospensione, sebbene questo dato richieda ulteriori conferme.