Medico cura te stesso: le linee guida dell’ACP per la valutazione dell’incapacità professionale


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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L’incapacità del medico di prendere in carico un paziente in modo sicuro ed efficace può dipendere da una malattia del medico stesso, ma la malattia di per sé non implica tale incapacità. Alla luce di questa dicotomia, e della necessità di garantire la sicurezza dei pazienti senza ledere i diritti del medico, e in primo luogo quello di esercitare la propria professione, l’American College of Physicians ha prodotto una linea guida per la riabilitazione e reintegrazione dei medici nella professione in caso di malattia.

 

Tirarsi indietro è un obbligo

Al centro della valutazione di idoneità vi è l’obbligo del medico di tirarsi indietro e chiedere aiuto quando si accorge di non poter garantire un trattamento sicuro ai propri assistiti. Allo stesso tempo, poiché il medico malato potrebbe non essere pienamente consapevole dei propri limiti funzionali, i colleghi che lo prendono in carico devono agire il più possibile collegialmente, attraverso le strutture di governo della professione (ordini e ministeri) per determinare la sua capacità professionale.

Le strutture in cui opera un medico malato o fisicamente limitato devono garantirgli tutto il supporto, anche logistico, necessario a consentirgli di praticare in sicurezza, per sé stesso e per i pazienti.

 

La malattia non è una sentenza

L’American College of Physicians distingue la limitazione dalla malattia. La prima interferisce con la capacità di prendersi cura del paziente e può avere molte cause, incluso l’abuso di sostanze, le malattie mentali, la stanchezza fisica, il declino cognitivo o motorio legato all’età o a una patologia. Le norme professionali devono quindi concentrarsi sul livello di impedimento funzionale più che sulla diagnosi, che potrebbe non interferire affatto con le competenze del medico malato.

L’obiettivo della comunità medica è di curare e riabilitare il collega per permettergli un rapido ritorno alla professione. Il reintegro sul posto di lavoro deve essere valutato caso per caso.

 

I principi dell’ACP

 

  1. I doveri professionali di competenza e autoregolamentazione richiedono ai medici di riconoscere e prendere in carico la malattia e le limitazioni degli altri medici.
  2. La distinzione tra limitazione funzionale e malattia potenzialmente limitante deve guidare l’identificazione e l’assistenza al medico in condizioni di malattia o impedimento.
  3. I piani di presa in carico dei medici (comprese le caratteristiche delle coperture sanitarie nei Paesi dove non esiste l’assistenza universale) devono essere periodicamente rivisti e basati sulle prove di efficacia disponibili e sulle ricerche più avanzate.
  4. L’obiettivo del piano di presa in carico del medico deve essere la riabilitazione e reintegrazione nel contesto di standard etici predeterminati, con le opportune salvaguardie della sicurezza del paziente e dei diritti del medico.
  5. Il mantenimento della salute e del benessere del medico deve essere una priorità per l’intera comunità degli operatori sanitari e deve essere promosso tra i colleghi.