Medici, nuova legge su eutanasia? Prima regola Codice deontologico


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Roma, 9 apr. (AdnKronos Salute) - Il Codice di deontologia medica "impedisce di effettuare e/o favorire atti finalizzati a provocare la morte del paziente. Nel contempo impone al medico di rispettare la dignità del paziente evitando ogni forma di accanimento terapeutico. Ove il legislatore ritenga di modificare l'art. 580 del Codice penale, e quindi di non ritenere più sussistente la punibilità del medico che agevoli 'in qualsiasi modo l'esecuzione' del suicidio, restano valide e applicabili le regole previste dal Codice deontologico". E' quanto sottolinea la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) in una comunicazione sul tema del suicidio assistito, in possesso dell'AdnKronos Salute, inviata a tutti gli Ordini provinciali e al presidente del Comitato nazionale di bioetica, Lorenzo D'Avack.

"L'entrata in vigore di nuove norme legislative - evidenzia la Federazione, mentre in Parlamento sono in corso le audizioni sulle proposte di legge sulla liceità dell'eutanasia, nelle quali saranno ascoltati anche i medici nei prossimi giorni - necessita di un confronto costante e di un vaglio attentissimo, non implicando automatici cambiamenti della disciplina deontologica".

La Consulta deontologica nazionale della Fnomceo, che ha emanato un parere su questo tema, "ritiene che la norma deontologica, a prescindere dalla natura giuridica o extra giuridica della stessa, costituisca la regola primaria alla quale il primario debba ispirare il proprio comportamento. A riguardo, il Codice di deontologia medica norma l'agire del medico sia mediante un comportamento professionale ispirato alla palliazione, sia mediante il bando a ogni forma di futilità terapeutica. In ottemperanza dell'autodeterminazione del paziente da un lato, e nel rispetto della clausola di coscienza del medico dall'altro, l'attuazione della volontà del paziente nel rifiutare le cure pone il ricorso alla sedazione profonda medicalmente indotta, come attività consentita la medico in coerenza e nel rispetto dei precetti deontologici".

Il Codice, secondo la Fnomceo, "costituisce la regola fondamentale e primaria che guida l'autonomia e la responsabilità del medico, alla quale egli deve ispirare il proprio comportamento in materia di cura e, più in generale, di salute, rappresentando altresì una protezione del professionista e del paziente rispetto a interventi del potere politico o di altri poteri dello Stato. Sta proprio qui il nucleo della connotazione di autonomia che qualifica la disciplina deontologica, assoggettabile al sindacato giurisdizionale soltanto quando violi precetti costituzionali o principi generali dell'ordinamento, ovvero quando incida su oggetti estranei al campo deontologico".

La Federazione rivendica "con forza la necessità di dotare il Servizio sanitario nazionale di un compiuto e omogeneo sistema di cure palliative quale presupposto per offrire al paziente e alla sua famiglia il miglior accompagnamento e sostegno possibile alla fase terminale della vita. Questo anche per evitare che la richiesta suicidaria possa essere motivata dalla carenza di cure e dal non prendersi cura sul piano clinico, spirituale e sociale".

Infine, si precisa, "non è eludibile la facoltà del medico d'agire in rispetto della clausola di coscienza, o addirittura, ove fosse normata, a esprimere obiezione".