Medici manager, 'Pnrr grande occasione, task force per non sprecarla'

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Roma, 22 nov. (Adnkronos Salute) - Il Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza, "è una grande occasione perché oggi il finanziamento disponibile per il Servizio sanitario nazionale è inusuale, visto anche che per molti anni è stato sottofinanziato. E' chiaro che queste risorse da sole non sono sufficienti. Per essere in grado di rispondere a quelle che sono le sfide di sviluppo del sistema, abbiamo bisogno di grandi progetti e di cambiare il modello organizzativo in modo che quel denaro sia un investimento che generi rendimento per il futuro. Per non sprecare l'occasione potrebbe essere utile una task force, con professionisti qualificati di tutte le regioni, in grado di gestire i fondi e rendicontarne i vari progetti in tempi stretti". Lo spiega all'Adnkronos Salute Mattia Altini, presidente della Simm (Società italiana del management in medicina) e direttore sanitario dell'Ausl Romagna, in un'intervista che trasmessa da oggi sul canale Sky 'Doctor's Life', il primo canale televisivo di informazione medico-scientifica dedicato a medici e farmacisti, edito dall'Adnkronos Salute.

"I dati a nostra disposizione ci dicono che l'Italia, in Europa, è una cenerentola rispetto alla capacità di rendicontare e usare i fondi europei. Questa è una coscienza che dobbiamo avere. Io ritengo - osserva Altini - che il Pnrr sia una grande occasione, ma dobbiamo renderlo più sartoriale. A livello regionale ci sono diverse velocità e un obiettivo uguale per tutti potrebbe mettere in difficoltà il sistema, soprattuto le Regioni che hanno meno esperienza in questo campo. Mentre una task force di esperti a livello centrale potrebbe essere una soluzione".

La pandemia di Covid-19 ha dimostrato che la tecnologia, la telemedicina solo per fare un esempio, può essere di grande aiuto per il medico e il paziente. Ma da sola non basta, serve un rinnovamento nell'educazione medica. Ci stiamo lavorando o siamo ancora fermi? Stiamo investendo sul capitale umano del Ssn? "Il capitale umano, dal mio punto di vista, è il più grande valore che il Ssn possa mettere in campo - risponde Altini - Quindi sono le persone e le loro competenze e il contesto aziendale in cui si collocano. Abbiamo assolutamente bisogno, man mano che si sviluppano gli strumenti, di nuove forme di integrazione ospedale-territorio. Questo si può fare attraverso la tecnologia, la telemedicina, i dispositivi indossabili o le strutture fino a quelle domiciliari dove tenere sotto controllo i pazienti. C'è dunque la necessità di una formazione ad hoc - avverte - non sono solo per i medici, ma per tutte le professioni che girano intorno alla salute. Oggi la formazione è ancora datata e poco flessibile rispetto alle dinamiche di mercato. Abbiamo aziende che producono dispositivi innovativi e per gestire questo salto tecnologico dobbiamo essere all'altezza di saperli governare, indirizzare e sviluppare".

Per portare avanti una trasformazione servono anche nuovi modelli e una revisione delle regole. Prima di costruire una medicina di prevenzione e prossimità, occorre rivedere anche l’impianto normativo vigente? Quali sono i punti deboli su cui intervenire? "Abbiamo un assetto normativo che ha un aspetto valoriale che deriva dalla legge 833 che ha istituto il Ssn, ma poi abbiamo un assetto normativo che ha riordinato il Ssn, i decreti 502 e 517, che risalgono agli anni '90 e '00 - puntualizza Altini - Questo apparato ha bisogno di una aggiornamento, pensate che lo stipendio dei manager della sanità è ancora in lire. L'aggiornamento di queste regole e norme è stato tralasciato in questi anni, invece ci permetterebbe di intercettare quelle molteplici attività professionali nuove, penso agli ingegneri, a chi si occupa di alimentazione ed educazione sportiva, che non sono all'interno dei ruoli dell'Asl. Pensate che per poter nominare un direttore di struttura complessa abbiamo bisogno che sia assunto dal Ssn da 7 anni. Ma a chi interessa questo aspetto? Invece dovrebbe interessare che questa persona sia il miglior professionista disponibile".

In conclusione, secondo Altini "i medici, oltre a migliorare l'aspetto formativo, dovrebbero allargare la propria rete professionale in modo trasversale con una cross-contaminazione, come facciamo in Simm".

"Ci si può formare anche dalle esperienze, perché le cose giuste non hanno mai un padre assoluto - rimarca - L'organizzazione multidisciplinare è in grado di mettere insieme tante conoscenze con traiettorie di formazione sul campo. Questo fino a quando non potremmo influenzare le università per produrre corsi di laurea più aderenti alle necessità della realtà che viviamo".