Medici convenzionati e rapporto ottimale


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Medici convenzionati e rapporto ottimale

Cassazione Civile Sentenza n. 10831/19  – Medici convenzionati –  Diversamente, inoltre, da quanto sembra sostenere il ricorrente, la norma dell’ACN che prevede la definizione del “rapporto ottimale”, non attribuisce al medico convenzionato un “diritto soggettivo” alla quota di residenti stabilita per ciascun medico, ma individua semplicemente il criterio diretto a razionalizzare il sistema organizzativo del SSR ed il dimensionamento, sia degli ambiti territoriali, che della ripartizione dei medici sul territorio. La norma dell’ACN preordinata alla determinazione del “rapporto ottimale” attiene, infatti, alla disciplina della sfera organizzativa del servizio sanitario regionale, che è riservata all’ambito del potere discrezionale proprio della Amministrazione pubblica regionale. Neppure il “limite del massimale” di assistiti in carico a ciascun medico convenzionato, previsto dall’ACN, attribuisce a quello un “diritto di esclusiva” su tale quota di assistiti, atteso che il rapporto professionale tra medico convenzionato e paziente è mediato dalla scelta del medico di base che il residente è libero di compiere, tra i diversi medici iscritti negli elenchi. Deve dunque concludersi che la normativa vigente e le norme degli Accordi collettivi nazionali non precludevano, con espresso divieto, la previsione contemplata dall’AIR 1997 (con salvezza delle situazioni costituite, stabilita dal successivo AIR del 20.6.2003 n. 2128) della facoltà, per i medici non assegnati a “località carenti”, di apertura di un secondo studio in Comune diverso del medesimo distretto.

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