Mammografia: un approccio per migliorare la propensione all’esame


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  • Sintesi della letteratura

Messaggi chiave

  • In uno studio randomizzato, lo spessore della mammella ottenuto durante la mammografia eseguita con la tecnica standard o con una tecnica in cui è la donna che si sottopone all’esame a controllare il processo di compressione è risultato paragonabile.
  • Le due tecniche non differiscono significativamente per qualità delle immagini e per numero di esposizioni necessarie a completare l’esame.
  • Le donne che si sottopongono a mammografia con autocompressione riferiscono una sensazione dolorosa più bassa delle pazienti che usano la tecnica standard.

 

Descrizione dello studio

  • Lo studio di non inferiorità è stato condotto presso 6 centri francesi e ha arruolato 549 pazienti (età 50-75 anni) senza una storia recente di interventi chirurgici o trattamenti al seno.
  • Le partecipanti sono state randomizzate (1:1) in due gruppi: un gruppo si è sottoposto alla mammografia con la tecnica standard, l’altro gruppo a mammografia con autocompressione.
  • Nella mammografia con autocompressione il tecnico radiologo ha aiutato la donna a posizionarsi e ha impostato la compressione, poi ha lasciato il controllo del processo alla partecipante.
  • L’end-point primario era lo spessore della mammella valutato come media delle 4 proiezioni mammografiche: cranio-caudale destra e sinistra, medio-laterale-obliqua destra e sinistra (margine di non inferiorità: 3 mm; test a una coda; analisi per intenzione al trattamento).
  • La qualità delle immagini (range 1-4; 4= immagine di difficile interpretazione) è stata valutata dal radiologo senza che lo stesso fosse a conoscenza della tecnica impiegata.
  • La sensazione dolorosa è stata misurata con la scala visuo-analogica (VAS; range 0-10; 10= massimo dolore).
  • Fonte di finanziamento: French Hospital Research Program.

 

Risultati principali

  • La differenza nello spessore della mammella raggiunto nei due gruppi era inferiore al margine di non inferiorità prefissato (-0,17 mm; IC95% da -∞ a -1,89 mm; P<0,05).
  • La sensazione dolorosa era significativamente più bassa nella mammografia con autocompressione (mediana [IQR]: 2 [1-5] contro 3 [1-5]; P=0,009).
  • Tra i due gruppi non c’erano differenze nel punteggio relativo alla qualità delle immagini o numero di esposizioni extra richieste per qualunque motivo, inclusa la qualità insufficiente delle immagini già ottenute (percentuale di immagini di qualità insufficiente: 16,8% contro 15,0%; P=0,65).
  • Non sono stati riportati eventi avversi legati alla mammografia con autocompressione.

 

Limiti dello studio

  • I risultati potrebbero non essere generalizzabili; la VAS potrebbe non essere lo strumento più indicato per la valutazione del dolore nella mammografia.

 

Perché è importante

  • Alcune donne sono restie a sottoporsi allo screening mammografico per il dolore o il disagio provato durante un precedente esame.
  • Questo studio mostra che la mammografia con autocompressione non è inferiore alla mammografia eseguita con la tecnica standard per raggiungere lo spessore più basso possibile della mammella; la qualità delle immagini non viene compromessa.
  • Per le donne che desiderano partecipare attivamente all’esame, la mammografia con autocompressione più essere un’esperienza più soddisfacente e meno dolorosa.
  • Uno svantaggio di questa tecnica è una possibile maggiore durata dell’esame.