Malattie reumatiche, progetto 'Da zero a cento' al Pini Milano


  • Adnkronos Salute
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Milano, 4 dic. (AdnKronos Salute) - Un progetto per la gestione delle malattie reumatiche. Si chiama 'Da zero a cento' e ha come obiettivo quello di migliorare la continuità clinica del paziente dall'età pediatrica a quella adulta. Presentato oggi a un convegno, è promosso dall'ospedale Gaetano Pini di Milano e punta a "una gestione più consapevole e autonoma della patologia dopo l'adolescenza, una maggiore continuità di cura e di informazioni cliniche e psicologiche. Con un occhio molto attento alla ricerca e alla diagnosi precoce in tempi decisamente più rapidi", sottolinea una nota.

"La reumatologia 'Da zero a cento' è un progetto, unico nel suo genere in Italia, che oggi diventa realtà - spiega Roberto Caporali, responsabile dell'Unità operativa complessa di Reumatologia clinica dell'Asst Gaetano Pini-Cto di Milano - Ha come obiettivo quello di prendere in carico i pazienti affetti da malattie reumatologiche seguendoli con continuità clinica nella gestione e nell'accudimento del paziente dall'anno zero, appunto, fino all'età avanzata (come cento anni), nella stessa struttura ad alta specializzazione Sono dunque due le anime: quella della cura dei bambini e quella della cura degli adulti, dove abbiamo messo tutta la nostra esperienza, quella del Gaetano Pini di Milano come ospedale e dell'università di Milano".

"Stiamo dando una svolta al problema del momento della transizione in modo indolore, evitando interruzioni e rivoluzioni di struttura e di riferimenti - evidenzia Rolando Cimaz, responsabile Unità operativa complessa di Reumatologia pediatrica Asst Pini-Cto - Il ragazzo che diventa adulto di solito si trova spiazzato, perché per la sua malattia passa repentinamente dalla gestione dei genitori a una gestione più e più autonoma della malattia. Anche le terapie possono cambiare, come i referenti che di solito sono in un altro ospedale rispetto a quello di riferimento pediatrico, e sarà poi il medico di base, che non è sempre preparato in questo campo così specialistico, a diventare il nuovo pediatra. Una rivoluzione che spesso porta a diagnosi ritardate (dai 6 mesi all'anno e mezzo di media), ma anche all'abbandono delle terapie in atto".