Malattie non trasmissibili: le fibre contano più dell'indice glicemico


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • I risultati di studi prospettici e di trial clinici mostrano che l’assunzione di un’elevata quantità di fibre si associa a una riduzione del rischio di numerose patologie non trasmissibili.
  • La qualità dei dati disponibili suggerisce un rapporto di causalità tra assunzione di fibre e riduzione del rischio.
  • I dati pongono le basi per raccomandazioni nutrizionali sul consumo di almeno 25-29 grammi di fibre al giorno.
  • Indice e carico glicemico sembrano essere meno utili per definire l’impatto dei carboidrati sul rischio di queste patologie.

Descrizione dello studio

  • Sono state portate a termine revisioni sistematiche della letteratura e metanalisi di studi che valutavano indicatori della qualità dei carboidrati e incidenza, mortalità e fattori di rischio legati a malattie non trasmissibili.
  • Sono stati inclusi nella ricerca studi pubblicati in diversi database, escludendo gli studi prospettici che coinvolgevano partecipanti con una patologia cronica, gli studi sul calo ponderale e quelli che prevedevano l’uso di supplementi.
  • Sono state calcolate le stime aggregate utilizzando modelli a effetti casuali e la qualità delle prove è stata valutata mediante l’approccio GRADE.
  • Fonte di finanziamento: tra gli altri, Organizzazione Mondiale della Sanità.

Risultati principali

  • Nell’analisi sono stati inclusi dati da 185 studi prospettici e 58 trial clinici per un totale di 4.635 partecipanti adulti.
  • I dati osservazionali suggeriscono una diminuzione del 15-30% nella mortalità per tutte le cause e in quella cardiovascolare (CV), nell’incidenza di coronaropatia, nell’incidenza e nella mortalità per ictus, nel diabete di tipo 2 e nel tumore colorettale nei soggetti con il più elevato consumo di fibre alimentari rispetto a quelli con il consumo più basso.
  • Nei trial clinici sono stati osservati valori significativamente più bassi di peso corporeo, pressione sistolica e colesterolo totale confrontando un più alto rispetto a un più basso consumo di fibre alimentari.
  • La riduzione del rischio associata a un ampia gamma di esiti clinici è risultata massima con un’assunzione di fibre alimentari compresa tra 25 e 29 grammi.
  • Le curve dose-risposta fanno pensare che assunzioni più elevate di fibre possano tradursi in benefici ancora maggiori in termini di protezione da malattie CV, diabete di tipo 2, tumore mammario e del colon.
  • Risultati simili sono emersi in relazione al consumo di cereali integrali.
  • I dati osservazionali sul confronto degli effetti di diete a basso vs alto indice glicemico o carico glicemico hanno mostrato riduzioni del rischio più basse o assenti.
  • La qualità delle prove sulla relazione tra qualità dei carboidrati ed esiti critici è stata giudicata moderata per le fibre alimentari, da bassa a moderata per i cereali integrali e da bassa a molto bassa per indice e carico glicemico della dieta.

Perché è importante

  • A partire dagli anni ’60 del secolo scorso si è cominciato a prendere in considerazione l’effetto dei carboidrati e in particolare degli zuccheri semplici sul rischio di numerose patologie non trasmissibili come diabete di tipo 2, patologie CV o alcuni tipi di tumore.
  • Nonostante la grande quantità di studi sul tema, le revisioni della letteratura e le metanalisi oggi disponibili hanno esaminato in genere un solo indicatore della qualità dei carboidrati e uno o pochi esiti clinici.
  • Servono dati globali che valutino l’impatto di diversi marcatori di qualità (come fibre e indice glicemico) su una gamma più ampia di patologie non trasmissibili e oggi molto diffuse.