Malattia renale cronica, al via a Rimini il 63° Congresso Sin

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Roma, 4 ott. (Adnkronos Salute) - Intelligenza artificiale e video-dialisi, diabete e obesità, microbiota, alimentazione e fitness. Questi alcuni dei temi del 63° Congresso della Società italiana di nefrologia (Sin), in programma dal 5 all'8 ottobre a Rimini: un momento di dibattito e confronto che sintetizza le complessità di una disciplina aperta, in evoluzione e sempre più necessaria, sottolineano gli esperti. Si discuterà inoltre dei biomarcatori allo studio per diagnosi più precoci e terapie più efficaci, delle novità diagnostico-terapeutiche e dell'indissolubile legame rene-cuore.

La tecnologia rivoluziona la vita dei pazienti con malattia renale cronica - si legge in una nota della Sin - Già oggi in alcune regioni, tra cui Lombardia, Piemonte e Puglia, è possibile eseguire il trattamento dialitico 'da remoto'. Esperienze pionieristiche che rispondono ai bisogni concreti di questi pazienti estremamente fragili, costretti a muoversi dal proprio domicilio anche tre volte a settimana, con un impatto importante sulla spesa sanitaria e sulla qualità di vita. "Circa il 20% dei trattamenti dialitici potrebbe essere gestito a distanza (dialisi domiciliare) - spiega Piergiorgio Messa, presidente della Sin, già direttore dell'Uoc di Nefrologia, dialisi e trapianto renale del Policlinico di Milano e professore ordinario di Nefrologia all'Università degli Studi di Milano - mentre resta un 70-80% di dialisi extracorporea che prevede la presenza di un infermiere o di un caregiver che abbia fatto un addestramento congruo, che va dai 3 ai 6 mesi. La dialisi peritoneale costituisce la vera sfida dei prossimi anni in termini di terapia sostitutiva, essendo la tecnica che ha più radicamento sul territorio e maggiori possibilità di conduzione con tecniche di telemedicina e video-dialisi".

Non solo terapia domiciliare: la tecnologia permette anche di migliorare la sicurezza dei pazienti monitorati a distanza. Grazie all'intelligenza artificiale - evidenzia la Sin - i dati ottenuti da remoto vengono elaborati in modo da prevedere eventi clinici avversi e inviare un messaggio di allerta al nefrologo, così da poter intervenire in tempo utile. "In futuro, grazie all'Ai - prospetta Stefano Bianchi, presidente eletto della Sin, già direttore dell'Uoc Nefrologia e dialisi dell'Asl Toscana Nord Ovest - sarà possibile avvalersi di tecniche di digital health e telemedicina per facilitare i compiti degli operatori sanitari e, per esempio, eseguire manovre a distanza come l'avvio e il distacco della terapia. La dialisi domiciliare sta evolvendo rapidamente, grazie a nuove soluzioni terapeutiche che incontrano la volontà di perseguire una nefrologia 'green', in grado di contenere i risvolti negativi per l'ambiente".

La svolta green della nefrologia - continua la nota Sin - si accompagna a una maggiore attenzione per gli stili di vita dei pazienti nefropatici, per contenere il dilagare della malattia renale cronica (Mrc), una delle malattie croniche più diffuse, in costante progressione a causa dell'invecchiamento della popolazione generale. In Italia i pazienti al terzo stadio o a uno stadio più grave sono quasi 4,5 milioni e i pazienti in dialisi circa 50mila; altrettanti i portatori di trapianto di rene in follow-up.

Ampia attenzione durante il congresso verrà dedicata ad alimentazione, stili di vita ed effetti dell'obesità sulla salute dei reni: l'obesità è infatti una condizione legata a doppio filo con la progressione della malattia renale cronica, spesso associata alla presenza di diabete, ricordano gli specialisti. Il focus è sui progressi della ricerca scientifica per l'identificazione di nuovi biomarcatori della Diabetic Kidney Disease (malattia renale diabetica), per diagnosi più precoci e maggior predittività degli eventi renali. Alimentazione e stile di vita corretto contribuiscono a rallentare il decorso della Mrc e a prevenirne l'insorgenza; grazie ai nuovi farmaci disponibili, ai progressi terapeutici e a quelli fatti nell'ambito della scienza dietologica, oggi sono maggiori le opportunità offerte ai pazienti nefropatici di seguire una dieta bilanciata, in cui giocano un ruolo importante anche il microbiota e l'attività fisica.

A migliorare il benessere dei pazienti con malattia renale e interessamento cardiologico, inoltre, c'è l'arrivo dei farmaci SGLT2IR, per i quali ci si aspetta la rimborsabilità a breve. Una possibilità terapeutica che, come è stato dimostrato in diversi trial clinici - rimarca la Sin - riduce drasticamente il numero degli eventi cardiovascolari e renali, fino al 40% in meno. A livello terapeutico sono molteplici i vantaggi, tra i quali: rallentamento dell'evoluzione della Mrc che negli studi di registrazione hanno raggiunto valori vicini al dimezzamento della velocità; moderato effetto antipertensivo e diuretico che potrebbe far risparmiare sull'uso di altri farmaci con tali azioni, di frequente utilizzazione nel paziente con Mrc; ridotta incidenza di iperpotassiemia, un problema che spesso si manifesta con l'uso di altre categorie di farmaci, anche questi utilizzati per ridurre l'evoluzione della malattia renale cronica (Ace-inibitori, sartani), rendendo più possibile l'associazione con tali farmaci; sostanziale ottima tollerabilità.

Durante i lavori del congresso, infine, verranno illustrati i risultati di uno studio su rene e Covid condotto dalla Sin in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità. Le analisi preliminari dei dati raccolti nel corso dello studio Sin-Iss - si legge ancora nella nota - indicano che la vaccinazione nei pazienti in dialisi ha determinato una netta riduzione delle conseguenze più gravi dell'infezione (ospedalizzazione e/o decesso).

Sebbene la variante Omicron abbia determinato una crescita globale delle infezioni e relativa impennata del numero dei casi nei pazienti con malattia renale cronica in dialisi - evidenzia la Sin - l'impatto clinico, così come nella popolazione generale, è stato più modesto in termini di ospedalizzazioni e mortalità. Nella popolazione dei dializzati si è passati da una mortalità del 40% nella prima fase di Covid-19 a una mortalità inferiore al 5%; una discrepanza importante che, sebbene possa in parte dipendere da una ridotta patogenicità delle ultime varianti del virus, è in gran parte spiegata dall'indubitabile efficacia della vaccinazione.