Long COVID nei bambini, le raccomandazioni italiane

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Un consensus intersocietario italiane che serva da guida per l’identificazione e la gestione di bambini e adolescenti con il cosiddetto “long COVID”. È questo l’obiettivo principale del documento recentemente pubblicato sull’Italian Journal of Pediatrics e frutto della collaborazione di diverse società scientifiche nazionali.

“I bambini con infezione da SARS-CoV-2, anche quelli sintomatici, in genere eliminano il virus e si riprendono in pochi giorni e il rischio di ricovero in ospedale e di decesso è piuttosto basso” esordiscono gli autori, guidati da Susanna Esposito, pediatra e infettivologa presso l’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma e Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid). “Tuttavia, in alcuni di loro i sintomi attribuiti al COVID non si risolvono velocemente e possono persistere a lungo o ricomparire dopo settimane o mesi” aggiungono, ricordando che ad oggi sono state identificate due sequele principali del COVID nei più piccoli: la sindrome infiammatoria multisistemica pediatrica (MIS-C) e il long COVID.

E mentre la MIS-C, che si manifesta in meno dello 0,1% dei casi pediatrici di COVID-19, è meglio definita, per il long COVID di bambini e adolescenti i dati sono meno chiari, e gli studi sul tema sono decisamente poco numerosi.  

“Nonostante siano necessarie ulteriori ricerche per caratterizzare questa condizione e definire gli approcci migliori, alcuni studi sembrano indicare caratteristiche specifiche che suggeriscono approcci diagnostici e terapeutici precisi” continuano gli autori che proprio per fare il punto della situazione in base alle conoscenze attuali hanno portato a termine il loro lavoro.  

Riportiamo di seguito una sintesi del documento redatto dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) su iniziativa del Comitato Tecnico Malattie Infettive Pediatriche e della Società Italiana di Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI), in collaborazione con la Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP), Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP), Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (SIMEUP) e Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS).

 

Quattro raccomandazioni

Ecco le raccomandazioni così come riportate nel documento e che possono guidare il sospetto clinico di long COVID pediatrico, la diagnosi e la successiva gestione.

Raccomandazione 1: di cosa parliamo

Il long COVID è una condizione clinica che include tutte le manifestazioni patologiche che seguono la fase acuta dell’infezione da SARS-CoV-2 e che non possono essere attribuite a cause diverse da SARS-CoV-2. Benchè attualmente non sia possibile definire in modo preciso i limiti di queste manifestazioni (sia in termini temporali che di tipologia), si può pensare a long COVID dopo 3 mesi dalla diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 in presenza di sintomi che perdurano per almeno 2 mesi e che non possono essere spiegati da un’altra diagnosi.

Raccomandazione 2: quando muoversi

Anche se la prevalenza di long COVID pediatrico non è stata determinata con esattezza, sembra appropriato raccomandare la valutazione della presenza di sintomi suggestive della condizione verso la fine della fase acuta della malattia, tra 4 e 12 settimane dalla stessa.

Raccomandazione 3: i campanelli d’allarme

Il sospetto di long COVID pediatrico dovrebbe nascere in presenza di persistenti mal di testa e fatigue, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, dolore addominale, mialgia o artralgia. Anche la presenza persistente di dolore toracico, dolore gastrico, diarrea, palpitazioni cardiache e lesioni cutanee potrebbe essere considerata come suggestiva della presenza di long COVID.

Raccomandazione 4: cosa fare

I pediatri di base dovrebbero visitare tutti I soggetti con infezione da SARS-CoV-2 dimostrata o sospetta dopo 4 settimane per verificare la presenza di sintomi di una precedente malattia non nota. In ogni caso, si dovrebbe programmare un ulteriore check-up da parte del pediatra di base tre mesi dopo la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 per confermare l’assenza di anomalie o per valutare problemi emergenti. I soggetti che presentano sintomi di un qualunque problema organico devono essere sottoposti a valutazioni specifiche. Bambini e adolescenti con chiari sintomi di stress psicologico devono essere seguiti presso strutture locali deputate a gestire questo tipo di problemi.

 

Long COVID pediatrico, una realtà di cui tener conto

“Il long COVID in bambini e adolescenti esiste e può rappresentare un problema clinico” scrivono gli autori del documento di consenso, dove si descrivono alcune caratteristiche di questa condizione sottolineando le differenze rispetto a quella osservata negli adulti.

A conti fatti, anche se i dati epidemiologici oggi disponibili non permettono di disegnare un quadro abbastanza preciso, sembra che la prevalenza del long COVID sia minore nei bambini rispetto agli adulti. E le differenze tra bambini e adulti non finiscono qui.

In molti pazienti adulti con COVID-19 sintomatico, in particolare negli anziani, si riscontrano sintomi fisici gravi che persistono a lungo termine e fanno pensare a un danno organico importante e difficile da riparare. “Questo non si verifica nella maggior parte dei bambini e ciò spiega in parte le differenze nella prevalenza di long COVID” aggiungono Esposito e colleghi.

Alcuni studi si sono anche dedicati all’analisi dei fattori di rischio per il long COVID pediatrico: sembra che siano maggiormente a rischio i bambini più grandi e gli adolescenti, le femmine rispetto ai maschi, i bambini con problemi pregressi di allergie o altre malattie croniche sottostanti e infine quelli con sintomi più gravi durante la fase acuta.

Per quanto riguarda i sintomi più comuni, elencati nella raccomandazione 3, i ricercatori fanno notare che nessuno di questi, preso da solo o in combinazione, sembra specifico per il long COVID. “Sono manifestazioni che si possono presentare nella popolazione generale anche in assenza di una patologia ben definita” affermano.

Infine, ma non certo meno importante, l’impatto psicologico del COVID sui più piccoli. “La maggior parte dei sintomi persistenti o emergenti di lunga durata riguardano la salute mentale e non dipendono dall’infezione in sé, ma dall’enorme stress legato alle restrizioni anti-COVID” dicono Esposito e colleghi, sottolineando il ruolo fondamentale di un supporto psicologico per i bambini nel corso della pandemia.