Lombardia, ecco le regole per la ripartenza degli ospedali


  • Adnkronos Salute
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Milano, 8 mag. (Adnkronos Salute) - "Una ripresa attenta, sicura e graduale" delle attività degli ospedali lombardi, che dopo i primi mesi della crisi coronavirus devono riaprire progressivamente le attività ordinarie, ma al contempo "rimanere pronti a fronteggiare qualsiasi nuova emergenza". Le 'regole' per la fase 2 delle strutture ospedaliere sono al centro di un provvedimento che la Giunta regionale della Lombardia ha approvato ieri sera in seduta straordinaria. Pilastro della ripartenza: la rigorosa distinzione fra zone Covid e no-Covid.

"I reparti degli ospedali si stanno alleggerendo dopo la grande emergenza - spiega il governatore Attilio Fontana - pertanto la ripresa dell'attività ordinaria di ricovero può avvenire in modo graduale fino a un massimo del 60-70% dell'attività erogata dalla struttura prima dell'evidenziarsi della pandemia e riguarderà i pazienti che necessitano di prestazioni non rinviabili oltre i 60 giorni di attesa". Come prima cosa, sottolinea il presidente, "per ogni struttura ospedaliera, pubblica e privata accreditata, è necessario prevedere l'accesso a percorsi definiti e differenziati per i pazienti in funzione della certezza o della probabilità di essere Covid-positivi. Abbiamo previsto ogni accorgimento per garantire la sicurezza massima dei pazienti".

"Ogni struttura sanitaria - precisa l'assessore al Welfare, Giulio Gallera - dovrà dotarsi, secondo propri modelli organizzativi, di aree di degenza Covid il cui accesso dovrà essere riservato, strettamente dedicate all'attività clinico assistenziale di tali pazienti. I degenti in queste aree non potranno ricevere visite e dovranno rigorosamente rispettare le misure di isolamento previste; dovranno essere limitati al minimo gli accessi di consulenti e, per quanto possibile, si dovranno utilizzare le risorse della telemedicina. Tutto il personale che lavora in queste aree deve indossare i Dispositivi di protezione individuale (Dpi) previsti e sintetizzati anche nelle note regionali diramate, in funzione delle manovre di assistenza che vengono eseguite". Oltre alle Aree di degenza Covid, dovranno essere previste Aree di degenza Covid-free "dedicate esclusivamente alla degenza di pazienti non Covid con personale sanitario dedicato. Il personale - puntualizzano Fontana e Gallera - deve indossare comunque mascherina chirurgica, guanti e camice, fatte salve misure di protezione maggiori sempre in funzione delle manovre di assistenza che vengono eseguite".

Quanto alle attività chirurgiche, "sarà necessario considerare, laddove presente e utilizzabile - dispone la Regione Lombardia - l'attivazione di un blocco operatorio ad uso esclusivo dei pazienti candidati a chirurgia elettiva e prevedere una separazione per quanto possibile fisica e completa di materiali e personale tra le sale operatorie dedicate ai pazienti Covid e quelle per no-Covid. Completamente separati devono essere anche i percorsi di ingresso e uscita dai blocchi/sale operatorie Covid-free e i percorsi di accesso dalle aree di degenza Covid-free".

Le aree intensive: "Durante l'epidemia Covid-19 - evidenzia Gallera - tutte le strutture pubbliche e private accreditate hanno implementato posti letto di terapia intensiva per far fronte alla gestione dei pazienti con grave insufficienza respiratoria. La dotazione regionale di tali posti è pertanto più che raddoppiata nell'arco di poche settimane e si è assistito a un processo di trasformazione di diverse aree dell'ospedale fino ad arrivare a una capienza massima che ha superato le 1.800 postazioni e ha permesso di far fronte alle necessità che giornalmente venivano rappresentate all'Unità di crisi". Considerata la progressiva riduzione della necessità di posti letto di terapia intensiva per pazienti Covid, e la conseguente rimodulazione complessiva di ogni presidio ospedaliero, la Regione ritiene "necessario che vengano comunque garantite unità dedicate e distinte per pazienti intensivi Covid-positivi". "Tutte le aree realizzate in ampliamento nel periodo di emergenza - aggiunge Fontana - devono essere mantenute arredate e attrezzate e pronte a un'eventuale ulteriore immediata attivazione".

Quanto all'accesso in Pronto soccorso per prestazioni non urgenti, "all'ingresso tutti gli operatori sanitari, gli utenti e gli eventuali accompagnatori autorizzati di minori, disabili e utenti fragili non autosufficienti devono essere dotati di mascherina chirurgica e guanti per tutto il tempo di permanenza in Pronto soccorso e nelle aree di attesa e devono rispettare le indicazioni di distanziamento interpersonale - prescrive il provvedimento - In questa fase è indispensabile che all'interno dei Pronto soccorso siano mantenuti distinti e funzionalmente separati i percorsi di gestione e cura dei pazienti con e senza sintomi sospetti Covid-19, al fine di ridurre al minimo le possibilità di contagio in questo contesto".

"Indipendentemente dalla modalità di arrivo (mezzi di emergenza Areu o autopresentazione) - si chiarisce ancora da Palazzo Lombardia - tutti gli utenti che accedono al Pronto soccorso devono transitare in un'area dove vengono identificati i pazienti con sintomi compatibili con Covid-19 (febbre e/o Influenza like sindrome Ili - tosse, mal di gola, difficoltà respiratoria) e, in tal caso, avviati alla valutazione all'interno di un percorso Covid-19. In caso contrario è invece previsto l'avvio al percorso standard, con esecuzione comunque del tampone naso-faringeo prima dell'eventuale ricovero".

Ancora: "In caso di sintomi/segni significativi di sospetta infezione respiratoria Covid-19, il soggetto dovrà essere sottoposto a tampone naso-faringeo e sostare in spazi del Pronto soccorso dedicati, secondo un percorso distinto da quello per gli utenti ordinari fino all'arrivo del referto del tampone; nel caso in cui non sia necessario trattenere il paziente in osservazione, lo stesso potrà essere dimesso a domicilio con indicazione all'isolamento fino ad esito tampone. In caso di positività, tale esito verrà comunicato all'Ats affinché si proceda con l'informazione al medico di medicina generale, l'indagine epidemiologica e le misure di quarantena. Se la situazione di emergenza/urgenza non consente di attendere il referto, il paziente va trattato come Covid-19 positivo anche nel proseguo del percorso di diagnosi e cura all'interno della struttura, facendo indossare la mascherina chirurgica e proteggendo per quanto possibile il paziente in questo percorso".

Infine le prestazioni ambulatoriali. "Per la programmazione dell'attività ambulatoriale andranno privilegiate le modalità di erogazione di prestazioni di telemedicina, specialmente per quanto attiene le visite di controllo, l'aggiornamento dei piani terapeutici, il follow-up. L'orario di erogazione delle prestazioni ambulatoriali in struttura dovrà essere quanto più possibile ampliato - indica la Regione - per limitare l'afflusso e lo stazionamento di persone all'interno delle sale di attesa e delle aree visita/diagnostica. All'atto della prenotazione l'utente verrà informato sulle modalità di accesso, sia per quanto attiene alla possibilità o meno di essere accompagnato che alla necessità di indossare la mascherina. L'ingresso in struttura deve essere regolamentato, deve essere preventivamente fortemente sconsigliato prima di 15 minuti dell'orario della prestazione e non deve prevedere, di norma, la presenza di accompagnatore, eccezion fatta per minori, disabili, utenti fragili non autosufficienti".