Lo screening per la fibrillazione atriale non è raccomandato


  • Daniela Ovadia - Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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La fibrillazione atriale (FA) è la forma di aritmia cardiaca più comune e colpisce, secondo i dati raccolti dalla US Preventive Services Task Force (USPSTF), il 3% degli uomini e il 2% delle donne tra i 65 e i 69 anni, e circa il 10% degli ultra 85enni. La FA è il fattore di rischio più importante per ictus (circa 2 pazienti con ictus su 10 hanno una fibrillazione atriale).

Ciò rende la sua identificazione precoce con elettrocardiogramma (ECG) potenzialmente benefica, ma la USPSTF non ha trovato, nella letteratura scientifica disponibile, prove sufficienti del fatto che uno screening sistematico porti a benefici clinici o a una riduzione della mortalità.

La USPSTF non ha trovato dimostrazioni che la terapia anticoagulante riduca l’incidenza di ictus nei pazienti con FA. Viceversa, lo screening sistematico con ECG porta a un aumento di falsi positivi e di esami inutili. L’eventuale trattamento anticoagulante si associa a un lieve aumento del rischio di sanguinamenti.

Alla luce di ciò, gli esperti concludono che, allo stato dell’arte, non è possibile stabilire un bilancio tra rischi e benefici dello screening di popolazione tra gli over65.

Cosa si può fare

Altri interventi potrebbero invece essere utili. Per esempio, la FA si associa all’età avanzata e all’obesità, e il ritmo cardiaco può essere valutato con la semplice auscultazione e con la valutazione del polso.

La gestione dell’aritmia può essere scissa nelle sue due componenti: il controllo del ritmo cardiaco può essere ottenuto con interventi farmacologici o con ablazione transcatetere. Alcuni studi dimostrano che in una minoranza di pazienti, specie se obesi, l’FA può essere controllata agendo sugli stili di vita.

Il rischio di ictus in soggetti con FA non valvolare può invece essere stimato con strumenti come le carte del rischio CHADS (che considerano l’ipertrofia cardiaca, l’ipertensione, l’età>75 anni, la presenza di diabete, precedenti ictus o attacchi ischemici transitori o tromboembolismo, malattie vascolari periferiche).

In pazienti con FA e alto rischio di ictus, la riduzione del rischio si ottiene con terapia anticoagulante, non con il solo controllo dell’aritmia.