Lo screening cardiovascolare di popolazione delude le aspettative

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di Elena Riboldi

 

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  • A 5 anni di follow-up, l’invito a sottoporsi a uno screening cardiovascolare approfondito non ha ridotto l’incidenza di morte per qualsiasi causa in un ampio campione di uomini di età compresa tra i 65 e i 74 anni.
  • I risultati dello studio DANCAVAS discordano con quelli dello studio VIVA, in cui uno screening meno completo aveva portato a una significativa riduzione del rischio relativo di morte.

 

I risultati dello studio danese DANCAVAS, appena pubblicati sul New England Journal of Medicine, non forniscono evidenze a sostegno dello screening cardiovascolare di popolazione. Ciò risulta particolarmente deludente se si considera che le premesse a questo studio erano buone: lo studio proof-of-concept che ha portato a lanciare questo grosso trial aveva infatti mostrato che lo screening riduceva del 7% la mortalità per qualsiasi causa. È comunque possibile che con un follow-up più lungo i risultati cambino.

Lo studio DANCAVAS ha arruolato 46.611 cittadini danesi di sesso maschile ed età compresa tra i 65 e i 74 anni. I partecipanti sono stati randomizzati per ricevere o meno (in rapporto 1:2) un invito a sottoporsi a screening cardiovascolare. Lo screening includeva diversi esami necessari per accertare la calcificazione delle coronarie, la presenza di aneurismi, la fibrillazione atriale, le arteriopatie periferiche, l’ipertensione, il diabete mellito e l’ipercolesterolemia.

Dei 16.736 partecipanti che hanno ricevuto l’invito per lo screening, 10.471 (62,2%) si sono effettivamente sottoposti agli esami. Nel periodo di follow-up (mediana 5,6 anni), sono deceduti 2.106 uomini (12,6%) nel gruppo invitato per lo screening e 3.915 uomini (13,1%) nel gruppo controllo (HR 0,95 [95%CI 0,90-1,00]; P=0,06; analisi per intenzione al trattamento). Esaminando i risultati relativi ad alcuni specifici esiti cardiovascolari, nel gruppo invitato per lo screening l’HR era 0,93 (95%CI 0,86-0,99) per l’ictus, 0,91 (0,81-1,03) per l’infarto del miocardio, 0,95 (0,61-1,49) per la dissezione aortica e 0,81 (0,49-1,35) per la rottura dell’aorta. Non sono stati riscontrate differenze significative tra i gruppi per quanto riguardava gli esiti di sicurezza (es. sanguinamento).

Gli autori sottolineano che la percentuale relativamente modesta di partecipanti che si sono sottoposti allo screening potrebbe avere portato a sottostimarne l’effetto. Una grossa limitazione dello studio è che la popolazione studiata è molto omogenea (maschi, bianchi, residenti in Danimarca): i benefici dello screening potrebbero essere diversi in Paesi con diverse possibilità di accesso alle cure mediche e con minore efficienza nella diagnosi delle patologie cardiovascolari. Soprattutto va considerato che la potenza statistica del trial è stata calcolata su 10 anni di follow-up, non resta quindi che aspettare prima di trarre conclusioni definitive.