Linfomi, dall'Ieo 3 nuovi test per cure di precisione allunga-vita


  • Adnkronos Salute
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Milano, 22 ott. (AdnKronos Salute) - Nuovi test 'made in Italy' per offrire cure su misura ai malati di linfoma e "cambiare volto alla malattia". La Divisione di diagnosi emolinfopatologica dell'Istituto europeo di oncologia di Milano, diretta da Stefano Pileri, ha messo a punto per il linfoma diffuso a grandi cellule B, che rappresenta il 40% dei tumori del tessuto linfatico, 3 nuove analisi molecolari che, "individuando per ogni paziente l'aggressività del tumore al momento della diagnosi - spiegano dall'Ieo - permettono di personalizzare la terapia, migliorando fino al 50% la sopravvivenza ed evitando l'assunzione di farmaci inutili". I risultati sono stati pubblicati su 'Annals of Oncology'. "La medicina di precisione diventa realtà", commenta Pileri.

"Per la prima volta - afferma infatti lo specialista - possiamo offrire ai pazienti italiani che soffrono di linfoma diffuso a grandi cellule B una diagnosi che in poco tempo, da meno di 3 giorni a 3 settimane a seconda del test richiesto, permette loro di accedere all'approccio terapeutico giusto per la loro malattia. Siamo prima di tutto felici per i pazienti e le loro famiglie. E allo stesso tempo siamo orgogliosi di aver dimostrato come la ricerca molecolare, associata alle tecnologie d'avanguardia, contribuisca concretamente a migliorare la clinica realizzando il trasferimento immediato dei risultati dal bancone del laboratorio al letto del malato. Nel caso dei linfomi", in particolare, "l'analisi dell'espressione genica fornisce informazioni che cambiano la prognosi della malattia e permettono di utilizzare l'approccio terapeutico potenzialmente più efficace, riducendo peraltro le tossicità non desiderate".

L'Ieo, sottolineano dall'Irccs fondato da Umberto Veronesi, è "il primo in Italia a offrire prestazioni molecolari ad alta resa nel campo dei linfomi, utilizzando tessuto fissato in formalina e incluso in paraffina, cioè disponibile in ogni paziente. Servizi analoghi esistono già nell'ambito delle leucemie acute, utilizzando cellule fresche ottenute dal sangue periferico o dal midollo".

Utilizzando la tecnologia del profilo di espressione genica sulla piattaforma Nanostring - riferisce una nota - Pileri ha messo a punto 3 'pannelli' di geni, selezionati ad hoc per interrogare le cellule neoplastiche e il microambiente non tumorale dal quale traggono spesso supporto. Tutti sono stati sviluppati grazie al contributo dell'Associazione italiana per la ricerca contro il cancro Airc, e il primo è già approvato dall'americana Fda.

Il primo pannello comprende 20 geni che consentono di identificare la cellula di origine del processo tumorale e divide i pazienti in 2 gruppi di rischio: una distinzione ritenuta importante perché, anche da studi precedenti, si sa che in un gruppo la risposta al protocollo immuno-chemioterapico standard è modesta (sopravvivenza del 25% a 5 anni), mentre nell'altro è decisamente più elevata (fino al 75% a 5 anni). Il secondo e il terzo pannello forniscono invece informazioni rispettivamente sul microambiente che circonda il tumore e su potenziali nuovi target terapeutici, aiutando quindi a completare le informazioni del primo e a perfezionare la personalizzazione della cura. Grazie all'impiego combinato dei 3 pannelli, per gli esperti è quindi "possibile ipotizzare la riduzione (descalation) dei farmaci nei gruppi a minor rischio, e riservare approcci più aggressivi e/o basati sull'integrazione con farmaci biologi ai pazienti che hanno scarsa probabilità di rispondere alla immuno-chemioterapia standard".

Accanto ai 3 pannelli, la Divisione Ieo guidata da Pileri ha sviluppato 2 chip per sequenziamento di nuova generazione, che comprendono i 232 geni più frequentemente interessati da alterazioni nelle principali categorie di linfoma di derivazione dai linfociti B e T, rispettivamente. La conoscenza di queste anomalie è "importante per l'identificazione paziente per paziente di bersagli terapeutici", concludono dall'Ieo, e "utile sia per la somministrazione dei farmaci ad alto costo solo là dove esiste il razionale per la loro efficacia, sia per il potenziale riposizionamento di farmaci già noti per la loro attività in altre malattie".