Linfoma diffuso a grandi cellule B, un nuovo regime riduce il rischio di progressione e recidiva

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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  • In pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) naïve ai trattamenti e a rischio intermedio-alto, il rischio di progressione, recidiva o morte è più basso per coloro che ricevono il regime pola-R-CHP (polatuzumab vedotin, rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina, prednisone) che per quelli che ricevono il regime standard R-CHOP (rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina, prednisone).
  • Il profilo di sicurezza dei due regimi è simile.

 

Il New England Journal of Medicine ha appena pubblicato i risultati dello studio POLARIX, un trial di fase 3 sull’efficacia del polatuzumab vedotin in pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL). I dati mostrano che modificando il regime standard usato in prima linea (R-CHOP), aggiungendo il polatuzumab vedotin e sottraendo la vincristina, il rischio di progressione e recidiva si riduce del 27 percento. Considerato che in circa quattro pazienti su dieci il regime standard non è curativo, il nuovo trattamento appare perciò promettente.

 Il regime R-CHOP (rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina, prednisone) resta il trattamento di prima linea standard per il DLBCL nonostante una quota consistente dei pazienti sia refrattaria o ricada dopo terapia perché vari tentativi di miglioramento hanno fallito. Polatuzumab vedotin è un farmaco anticorpo coniugato (ADC): l’anticorpo che riconosce l’antigene CD79b, espresso dalle cellule B maligne, è coniugato alla monometil auristatina E, un inibitore dei microtubuli. È correntemente approvato dall’EMA, in associazione con bendamustina e rituximab, per il trattamento di pazienti adulti DLBCL recidivante/refrattario non candidabili al trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Lo studio POLARIX, sponsorizzato da Roche/Genentech, ha voluto testare se l’introduzione di questo nuovo agente potesse migliorare l’efficacia del regime standard.

Sono stati arruolati 879 pazienti adulti (18-80 anni) con DLBCL a rischio intermedio-alto, naïve ai trattamenti. I partecipanti sono stati randomizzati (1:1) per ricevere sei cicli di R-CHOP o del regime modificato pola-R-CHP (polatuzumab vedotin, rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina, prednisone) più due cicli di rituximab. La vincristina è stata eliminata per il rischio di effetti tossici neurologici sovrapponibili con polatuzumab vedotin. L’endpoint primario dello studio, condotto in doppio cieco, era la sopravvivenza libera da progressione (PFS) valutata dallo sperimentatore.

Il follow-up mediano dei pazienti è stato di 28,2 mesi. La PFS a 2 anni era significativamente più alta nel gruppo di pazienti trattati con pola-R-CHP che nel gruppo di pazienti assegnati al regime R-CHOP (76,7% [95%CI 72,6-80,8] contro 70,2% [65,8-74,6]). L’HR per progressione, recidiva o morte era pari a 0,73 (95%CI 0,57-0,95; P=0,02). La sopravvivenza globale (OS) a 2 anni non era significativamente diversa nei due gruppi (88,7% [85,7-91,6] contro 88,6% [85,6-91,6]; HR per morte 0,94 [0,65-1,37] non significativo). Il profilo di sicurezza dei due trattamenti è risultato paragonabile.

Lo studio non è stato disegnato, né è sufficientemente dimensionato, per confrontare l’effetto sulla PFS in sottogruppi di pazienti, ma sembrerebbe che il regime pola-R-CHP offra benefici nei pazienti con più di 60 anni, in quelli con un International Prognostic Index (IPI) score compreso tra 3 e 5 e nei pazienti con DLBCL a fenotipo attivato. “In questo studio non sono stati inclusi diversi gruppi di pazienti – aggiungono gli autori dello studio – quelli con linfoma originato da un linfoma indolente precedentemente diagnosticato, quelli con linfoma primario mediastinico e quelli con più di 80 anni. È correntemente in corso uno studio di fase 3 che sta studiando nella popolazione più anziana una combinazione adattata per l’età del regime pola-R-CHP con chemioterapia a dosaggio ridotto”.