Linfoma di Hodgkin, aumentano le pazienti trattate con chemioterapia in gravidanza


  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • In una coorte di pazienti a cui è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin (LH) in gravidanza, si è osservato un trend crescente per la chemioterapia prenatale.
  • La chemioterapia prenatale si associa a un aumento delle complicanze ostetriche e a un peso alla nascita più basso.
  • La sopravvivenza delle pazienti con LH gravide e non gravide non appare significativamente diversa.

 

Descrizione dello studio

  • Lo studio ha riguardato 134 donne cui era stato diagnosticato un LH durante la gravidanza (database International Network on Cancer, Infertility and Pregnancy, 1969-2018).
  • È stata analizzata la gestione delle pazienti (prima del 1995, 1995-2004, 2005-2018).
  • Sono stati confrontati gli esiti ostetrici delle pazienti esposte a chemioterapia prenatale (doxorubicina, bleomicina, vinblastina, dacarbazone) e di quelle non esposte.
  • La PFS e l’OS a 5 anni delle pazienti incinte sono state confrontate con quelle di 211 pazienti con LH non incinte (match per età e indice prognostico).
  • Fonti di finanziamento: European Research Council, Research Foundation-Flanders, European Society of Gynaecological Oncology.

 

Risultati principali

  • Il 54% delle pazienti aveva ricevuto chemioterapia prenatale.
  • La percentuale di pazienti trattate con chemioterapia prenatale è aumentata nel tempo.
  • Tra le pazienti trattate con chemioterapia e quelle non trattate, non c’erano differenze per percentuale di neonati piccoli per l’età gestazionale (P=0,455) e ricoveri in terapia intensiva neonatale (P=0,504), ma i percentili del peso alla nascita dei neonati esposti alla chemioterapia erano più bassi (P=0,035).
  • Le pazienti trattate con chemioterapia avevano più complicanze ostetriche (contrazioni pretermine e rottura prematura delle membrane) di quelle non trattate (P=0,005).
  • Per l’LH in stadio precoce, la PFS era 82,6% (IC 95% 67,4-91,1) nelle pazienti incinte (n=62) e 88,3% (81,6-92,7) nei controlli (n=142; HR 1,80; IC 95% 0,84-3,87; P=0,130); l’OS era 97,3% (82,3-99,6) nelle pazienti incinte e 98,4% (93,6-99,6) nei controlli (HR 1,63; 0,35-7,65; P=0,534).
  • Per l’LH in stadio avanzato, la PFS era 90,9% (IC 95% 50,8-98,7) nelle pazienti incinte (n=15) e 74,0% (60,9-83,3) nei controlli (n=69; HR 0,36; IC 95% 0,04-2,90; P=0,334); l’OS era 100% nelle pazienti incinte e 96,2% (85,5-99,1) nei controlli (P=0,146).

 

Limiti dello studio

  • È uno studio retrospettivo.

 

Perché è importante

  • Altri studi dovrebbero valutare come la farmacocinetica in gravidanza influenza l’esposizione ai chemioterapici e la loro efficacia.
  • È opportuno che i neonati esposti in utero alla chemioterapia siano sottoposti a sorveglianza continua dato che mancano i dati a lungo termine.