Linee guida per ripartire in sicurezza, visite 'in silenzio' con distanza sotto il metro


  • Adnkronos Salute
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Roma, 27 mag. (Adnkronos Salute) - Controlli e interventi agli occhi 'bloccati' da Covid-19. "Ogni anno in Italia effettuiamo 15 milioni di visite e 1 mln di interventi salva-vista. Ebbene, con la pandemia siamo stati fermi 3 mesi, perché tutta l'attività non urgente è stata sospesa, dunque possiamo stimare che siano saltate più di 3,5 mln di viste e 250mila operazioni agli occhi". La stima arriva da Matteo Piovella, presidente della Società oftalmologica italiana (Soi), nel corso di un incontro con la stampa in vista del primo Congresso virtuale dell'associazione, in programma dal 29 al 31 maggio.

Durante gli ultimi 3 mesi i pazienti, a causa del blocco da Covid-19, non hanno avuto accesso alle visite programmate e non si sono potuti recate ai pronto soccorso per le normali necessità o imprevisti agli occhi. "Si sono ridotti anche gli arrivi in pronto soccorso per distacco della retina", sottolinea Piovella. Una difficoltà che riguarda non solo il settore ospedaliero, ma tutta l'oculistica: la paura del contagio e la riorganizzazione dei servizi ha impedito ai pazienti di frequentare studi medici o ambulatori chirurgici dove era prevista la commistione tra pazienti potenzialmente positivi e non. A questo punto "è urgente ritornare alla possibilità di curare normalmente i cittadini, altrimenti rischiamo il raddoppio delle persone emarginate per la perdita della vista", insiste Piovella.

"E' necessario riprendere la normale programmazione per evitare che tante malattie vadano fuori controllo. Glaucoma, degenerazione maculare senile, cataratta, retinopatia diabetica, cheratocono fino alle tradizionali congiuntiviti o la correzione dei difetti di vista - elenca - non devono tornare ai livelli di 20 anni fa. Tante persone, se non curate adeguatamente sono a rischio di perdere la vista".

E' necessario "individuare grazie al tampone le persone potenzialmente contagiose per poterle proteggere e impedire che la malattia torni a diffondersi. La conoscenza del proprio stato di salute è un diritto inalienabile per permettere a tutti le giuste azioni da attivare a protezione di se stessi e dei propri cari", evidenzia Piovella. Per questo la Soi ha messo a punto e diffuso le Linee guida e le indicazioni per poter attivare l'attività ordinaria in oculistica nonostante le difficoltà poste dal distanziamento e dalla conseguente dilatazione dei tempi necessari a effettuare i 15 milioni di visite oculistiche l'anno.

"La prima raccomandazione - spiega - è quella di essere in grado di individuare pazienti potenzialmente contagiosi in modo da informarli dell'impossibilità d'accesso allo studio medico o all'ambulatorio chirurgico. Indispensabile attivare specifiche domande di selezione per telefono prima dell'acceso diretto. Al paziente viene illustrata un'informativa sui dispositivi di protezione individuali necessari per l'accesso allo studio, mascherina compresa. Viene poi condivisa la necessità, una volta raggiunto il centro, della sottoscrizione di un'autocertificazione di conformità a quanto dichiarato nel questionario". Le Linee guida raccomandano il rispetto delle norme di distanziamento, la riduzione e la corretta programmazione delle visite e degli interventi chirurgici e informazioni circa l'applicazione delle sanificazione dell'ambiente e delle apparecchiature tra un paziente e il successivo.

"In tutte le fasi della visita dove la distanza tra paziente e operatore risulta inferiore a 1 metro si prevede che il paziente rimanga in silenzio per contenere l'espulsione di droplets ovvero le goccioline di saliva", aggiunge Piovella. Infine, Soi chiede al ministro della Salute Roberto Speranza la possibilità d'accesso all'esecuzione dei tamponi per i pazienti che si rivolgono agli studi medici e agli ambulatori chirurgici privati, come accede in molti casi a quanti si rivolgono alle strutture pubbliche, "senza possibili ritardi o discriminazioni. A questo proposito Soi ritiene indispensabile consolidare la possibilità di potersi sottoporre su base volontaria a tampone anche in strutture pubbliche o private a pagamento", conclude la società scientifica.