L’importanza dell’aderenza al trattamento orale nei pazienti oncologici anziani

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Cristina Ferrario (Agenzia Zoe)

 

In linea generale l’aderenza al trattamento orale per il tumore della prostata è piuttosto buona nei pazienti anziani con tumore della prostata in stadio avanzato, ma è comunque importante lavorare per migliorarla, tenendo conto di tutti i fattori che possono influenzarla.

Lo scrivono sulle pagine della rivista The Oncologist, i ricercatori guidati da Pasquale Rescigno, dell’Istituto Oncologico di Candiolo (Torino), autori di uno studio svolto in 6 centri italiani.

“L’introduzione di farmaci come abiraterone ed enzalutamide ha rivoluzionato il trattamento del tumore della prostata in stadio avanzato grazie all’ottimo profilo di tollerabilità e sicurezza di queste terapie e alla possibilità di una somministrazione per via orale” esordiscono i ricercatori. Se però da un lato la terapia orale rappresenta un grande vantaggio, dall’altro può diventare un problema quando prescritta a pazienti anziani molto spesso già politrattati per patologie concomitanti al tumore e non sempre seguiti da un caregiver.

A qui la scarsa aderenza al trattamento, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come un importante problema sociale e sanitario, ma nonostante ciò non ha ancora presa nella giusta considerazione.

In questo scenario si sono mossi Rescigno e colleghi che hanno seguito per un anno 234 pazienti anziani (età media 78 anni) con tumore prostatico metastatico resistente a castrazione (mCRPC) trattati con abiraterone (37%) o enzalutamide (63%).

“In particolare abbiamo riportato i tassi di non-aderenza al trattamento attraverso il conteggio del numero di pillole (non assunte/prescritte), questionari di autovalutazione e diari clinici” spiegano gli autori.

A conti fatti, l’analisi ha mostrato tassi piuttosto bassi di non-aderenza basati sul conteggio delle pollole: 5,2% con abiraterone vs. 4,2% con enzalutamide (P<0,001). Come ricordano Rescigno e colleghi, le ragioni principali della scarsa aderenza sono la “misperception” ovvero la convinzione che il farmaco non sia necessario, e la dimenticanza. Quest’ultimo fattore è stato indicato come causa della mancata assunzione della pillola dal 42% dei pazienti trattamento con enzalutamide vs il 17% di quelli in trattamento con abiraterone (P<0,001).

“Abbiamo notato che in genere i medici preferiscono prescrivere enzalutamide ai pazienti anziani rispetto ad abiraterone e questo aspetto deve essere preso in considerazione quando si interpretano i dati ottenuti nello studio” dicono gli esperti. “Inoltre il comportamento dei pazienti coinvolti nello studio potrebbe essere stato influenzato dalla consapevolezza di essere monitorati per l’aderenza al trattamento” spiegano.

Importante notare, infine, che esiste una correlazione tra un punteggio più basso nel Geriatric G8 (misura della fragilità) e la non aderenza (P=0,004).

“Ciò suggerisce che una valutazione con uno strumento semplice come il G8 possa essere utile per l’aderenza al trattamento in questo contesto” dicono Rescigno e colleghi, che poi concludono: “Servono un approccio multidisciplinare che includa l’identificazione dei pazienti a rischio e interventi che coinvolgano anche famiglie e caregiver per aumentare la consapevolezza e la partecipazione attiva dei pazienti”.