L’impatto del cancro sul benessere psicologico di adolescenti e giovani adulti

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Cristina Ferrario (Agenzia Zoe)

L’esperienza del cancro lascia un segno sul benessere psicologico dei più giovani, ma in misura diversa a seconda degli aspetti che si vanno ad analizzare. Lo spiegani i risultati di uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychology e portato avanti da Marta Tremolada, del Dipartimento di psicologia dello sviluppo e della socializzazione presso l’Università di Padova, e colleghi.

“La letteratura sul tema ha portato finora a risultati contrastanti” esordiscono i ricercatori. Ci sono in effetti studi più ‘ottimisti’ che mostrano come i sopravvissuti a una esperienza oncologica abbiano miglior benessere psicologico e qualità di vita (QoL) rispetto ai coetanei che non hanno dovuto fare i conti con una malattia importante. Dall’altro lato ci sono quelli ‘pessimisti’ che mettono in luce l’impatto negativo del cancro e dei suoi trattamenti sul futuro benessere dei giovani pazienti oncologici.

Per cercare di fare luce sull’argomento, Tremolada e colleghi hanno condotto un’analisi che ha coinvolto 500 adolescenti e giovani adulti: 205 sopravvissuti a cancro e 205 controlli senza esperienza di malattia grave. “Ci siamo concentrati in particolare su benessere, funzionamento cognitive e percezioni della vita” precisano gli autori, ricordando che tutti i partecipanti allo studio hanno compilato autonomamente alcuni questionari specifici (Ladder of Life, Brief Symptom Inventory 18 [BSI-18] e la Scale of Cognitive Problems).

A conti fatti, alcuni dati emersi dall’analisi sono in linea con quanto atteso dagli autori in base alle evidenze disponibili, altri invece deviano dalla traiettoria attesa.

In particolare, rispetto ai controlli gli ex pazienti hanno dichiarato di avere meno problemi cognitivi (memoria, concentrazione, ecc), ma hanno comunque raggiunto in genere un livello di istruzione inferiore.

Per quanto riguarda le percezioni della QoL, chi ha avuto un’esperienza di malattia ha mostrato una buona percezione della QoL presente e futura, pur riportando una QoL peggiore per i 5 anni precedenti allo studio.

“In termini di benessere psicosociale non sono emerse differenze significative tra ex pazienti e controlli” aggiungono gli autori, che sono riusciti anche a identificare alcuni fattori associati a difficoltà cognitive e psicologiche. Tra questi l’appartenenza al sesso femminile, l’aver affrontato un trapianto di cellule staminali e un intervallo di tempo minore dall’ultima terapia.

“Valutare questa popolazione e mettere in luce le aree più problematiche può aiutare operatori sanitari a proporre interventi psicologici o psicoterapeutici ai soggetti più a rischio di sviluupare problemi” affermano Tremolada e colleghi. “Per migliorare la scarsa percezione di QoL legata all’esperienza oncologica si potrebbe, per esempio, pensare ad attività ricreative, sociali ed educative per bambini e adolescenti nel corso delle terapie anti-tumorali” suggeriscono.