Le variazioni di peso sono un indice di rischio per la demenza

  • Carlotta Jarach
  • Uniflash
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La demenza rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica nella popolazione anziana. Secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attualmente circa 50 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di demenza, e si prevede che questo numero aumenterà drasticamente nei prossimi decenni, arrivando a superare i 130 milioni di casi prevalenti entro il 2050 [1]. Nonostante i progressi nella ricerca e nella comprensione delle cause della demenza, le terapie disponibili ad oggi sono principalmente volte a rallentare il suo progredire ed a gestire i sintomi.

Nell’ambito della prevenzione della demenza, un nuovo studio [2] condotto da alcuni ricercatori della Boston University Chobanian & Avedisian School of Medicine e della Peking Union Medical College di Beijing ha dimostrato come diversi modelli di variazione dell’indice di massa corporea (IMC) durante il corso della vita possono essere un indicatore del rischio di demenza di una persona.

Lo studio, che è stato condotto attraverso il noto Framingham Heart Study, ha seguito per 39 anni un campione di 2045 partecipanti senza diagnosi di demenza di età inizialmente compresa tra i 30 e i 50 anni, misurando il loro peso circa ogni 2-4 anni. Analizzando le traiettorie dei partecipanti allo studio, i ricercatori hanno scoperto così il sottogruppo caratterizzato da un iniziale aumento dell’IMC, a cui seguiva un calo entro la mezza età, era il sottogruppo con il maggior rischio di sviluppare demenza (HR 3,84; intervallo di confidenza al 95% 1,39-10,60).

"Questo studio sembra riconciliare gli studi che hanno mostrato una relazione diretta fra sovrappeso nell'età adulta e sviluppo di demenza ed altri studi che invece hanno trovato una relazione inversa fra sovrappeso in età più tarda (sopra i 70 anni) e sviluppo di demenza, anche se il rischio di confondere un marcatore precoce con una causa è sempre presente" racconta Mauro Tettamanti, capo laboratorio di Epidemiologia Geriatrica presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano.

Questa ricerca sottolinea l'importanza di monitorare gli indicatori di rischio come la variazione di peso, poiché possono offrire opportunità per interventi precoci e potenzialmente cambiare la progressione della malattia. Lo studio pecca di importanti limitazioni (prima tra tutte il numero di soggetti che sviluppano demenza, che è piccolo), che costringono a interpretare i risultati con cautela. Tuttavia, da un punto di vista preventivo risulta abbastanza utile perché è facile per individui, familiari e medici di medicina generale monitorare il peso: stando a quanto emerso da questo studio, se durante la mezza età si verifica uno spostamento inaspettato verso la perdita di peso dopo un precedente costante aumento di peso, potrebbe essere consigliabile consultare un medico per eventuali accertamenti.

"In attesa di conferme di quanto evidenziato nell'articolo, poiché siamo ancora privi di terapie farmacologiche in grado di contrastare lo sviluppo e il decorso della demenza, possiamo dire che nutrirsi in maniera corretta può avere un effetto benefico sulla propria salute cognitiva (oltre che in altri campi, come quello cardiovascolare), assieme ad altri comportamenti come svolgere una moderata attività fisica, mantenere attiva la mente e continuare ad avere rapporti sociali. Per poter avere una conferma definitiva uno studio di intervento sarebbe dirimente, ma i tempi collegati a questo tipo di confronti sono estremamente lunghi" ha sottolineato Tettamanti.

Sono necessari ulteriori studi per capire a fondo il complesso rapporto tra peso e demenza ma anche questa nuova ricerca suggerisce come mantenere un peso sano durante tutta la vita sia un importante mezzo per ridurre il rischio di declino cognitivo in età geriatrica.