Le statine non cambiano la storia del morbo di Parkinson

  • Elena Riboldi
  • Notizie dalla letteratura
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  • In pazienti con morbo di Parkinson di grado moderato un trattamento di 24 mesi con simvastatina non ha influito sul deterioramento motorio.
  • I risultati dello studio STAT non forniscono evidenze che supportino l’avvio di studi di fase 3 sulle statine come farmaci modificanti la malattia nel morbo di Parkinson.

La sperimentazione della simvastatina come farmaco modificante la malattia per il morbo di Parkinson sembra allontanarsi dalla fase 3 dopo la pubblicazione dei risultati dello studio STAT. In questo studio randomizzato la statina non si è infatti dimostrata in grado di rallentare la progressione delle alterazioni motorie in pazienti con malattia di grado moderato.

I neurologi hanno rivolto l’attenzione alle statine dopo che alcuni studi preclinici avevano suggerito che questa classe di farmaci potesse avere effetti rilevanti per la patogenesi del morbo di Parkinson. “La maggior parte delle evidenze erano relative alla simvastatina, una delle statine più lipofile, capace di attraversare la barriera ematoencefalica – precisano gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista JAMA Neurology – Studi epidemiologici supportano un potenziale effetto protettivo delle statine nel morbo di Parkinson e alcune metanalisi dimostrano che l’uso delle statine potrebbe essere associato a una diminuzione del rischio relativo di incidenza di morbo di Parkinson”.

Lo studio STAT, condotto in diversi centri del Regno Unito, ha arruolato 235 pazienti (età 40-90 anni) con diagnosi di morbo di Parkinson idiopatico in stadio ≤3 (scala di Hoehn e Yahr). I partecipanti sono stati randomizzati (1:1) per ricevere la simvastatina (40 mg/die il primo mese, 80 mg/die nei successivi 23 mesi) o il placebo. L’esito primario era il cambiamento nel punteggio relativo ai disturbi motori (Movement Disorder Society Unified Parkinson Disease Rating Scale [MDS-UPDRS], parte III) a 24 mesi, misurato mentre i pazienti non assumevano farmaci.

La differenza di punteggio tra i gruppi indica che i partecipanti assegnati al trattamento con simvastatina sono peggiorati più dei partecipanti assegnati al placebo. Il test di verifica di ipotesi designa la futilità della simvastatina come trattamento per il morbo di Parkinson. Ciò è risultato vero in tutte le analisi di sensibilità predefinite. “Non abbiamo trovato evidenze di differenze statisticamente significative tra il gruppo simvastatina e il gruppo placebo in altre misure motorie o non motorie a 24 mesi, nella qualità di vita e nell’uso dei farmaci per il parkinsonismo (levodopa-equivalent daily dose) – riferiscono gli autori – Frequenza e gravità degli eventi avversi non erano diverse nei due gruppi ed erano simili a quelle riportate in precedenza”.

Gli autori dello studio concludono che sulla base dei loro risultati non ci sono le condizioni per iniziare uno studio di fase 3, ma aggiungono anche che andrebbe comunque approfondito lo studio delle interazioni tra statine, stadio di malattia e comorbilità per decidere se e in quali pazienti le statine meritano di essere ulteriormente testate come farmaci modificanti la terapia nel morbo di Parkinson.