Le ipertrigliceridemie ed il rischio cardiovascolare


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SISA Societa' Italiana per lo Studio della Aterosclerosi

Le ipertrigliceridemie ed il rischio cardiovascolare

La correlazione tra livelli di trigliceridi (TG) e rischio cardiovascolare è ancora controverso. Tuttavia, diversi studi hanno stabilito che varianti geniche associate ad aumento dei livelli di TG aumentano il rischio cardiovascolare del 50%, mentre mutazioni loss-of-function di ANGPTL3, associate a ridotti livelli di TG, riducono anche il rischio di eventi cardiovascolari. All’aumentare dei livelli di TG cambia la qualità delle lipoproteine e aumentano i livelli dei remnants. L’ipertrigliceridemia, in combinazione con la presenza di bassi livelli di HDL-C, è associata al cosiddetto rischio cardiovascolare residuo. I livelli di TG a digiuno predicono il rischio di evento ricorrenti in pazienti dopo sindrome coronarica acuta (ACS) in trattamento con statine; l’incidenza cumulativa di eventi ricorrenti è tanto maggiore quanto più alti sono i valori TG, sia in acuto (subito dopo ACS) che a lungo termine.
Lo studio TG REAL è uno studio osservazionale retrospettivo, che ha valutato pazienti caratterizzati in base ai livelli di TG e classificati come normali, elevati o molto elevati. Dopo un follow-up mediano 38 mesi, l’1,6% dei soggetti ha avuto un evento ASCVD. Livelli moderatamente elevati di TG aumentano il rischio cardiovascolare, che risulta ancora più alto nel gruppo con livelli di TG molto elevati. Anche il rischio di mortalità per tutte le cause aumenta all’aumentare dei livelli di TG. Questi risultati, nonostante i limiti dello studio (valori di TG ottenuti da laboratori diversi e in modo retrospettivo, fattori di rischio valutati solo al basale) sono importanti perché provengono da una popolazione a rischio cardiovascolare medio-basso.
La riduzione dei livelli di TG può essere ottenuta con diversi approcci, tra cui interventi sulla dieta, riduzione dell’assunzione di alcol, aggiunta di integratori quali gli omega-3. Diversi studi hanno mostrato un effetto positivo del trattamento con omega-3 per ridurre i livelli di TG e eventi cardiovascolari. Il recente studio REDUCE-IT, che ha valutato l’effetto di 4g di EPA verso placebo in pazienti con malattia cardiovascolare o diabete o altri fattori di rischio, TG compresi tra 150 e 500 mg/dL e LDL-C tra 40 e 100 mg/dL. Dopo un follow-up mediano di 4.8 anni, si è osservata una riduzione del 25% nell’endpoint primario (composito di morte CV, infarto e ictus non fatali, rivascolarizzazione coronarica o angina instabile).
Gli omega-3 hanno diversi effetti biologici, tra cui la capacità di ridurre il rimodellamento ventricolare sinistro post-infarto del miocardio. Lo studio OMEGA-REMODEL ha mostrato che il trattamento con omega-3 in questi pazienti impatta favorevolmente i parametri di rimodellamento. Gli omega-3 hanno anche effetti anti-aritmici e riducono morte improvvisa post-evento acuto. Infine, omega-3 in combinazione con una statina stabilizza la placca. I vari effetti hanno però tempistiche differenti, in quanto come anti-aritmici funzionano già dopo poche settimane, mentre gli effetti sui lipidi richiedono dosi più elevate e tempi più lunghi di trattamento.
Alcuni studi hanno tuttavia riportato un effetto neutro degli omega-3, quali ad esempio il recente studio ASCEND condotto (1 grammo) nei diabetici, o quelli condotti in soggetti in prevenzione primaria. Queste osservazioni suggeriscono che gli omega-3 sono indicati per categorie specifiche di pazienti e il dosaggio deve essere scelto in base all’effetto che si vuole osservare. Scarica il documento completo in formato PDF