Le città sono sempre più calde, anche in Italia

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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  • A livello globale l’esposizione al caldo estremo nelle città è andata crescendo negli ultimi decenni e interessa ormai 1,7 miliardi di persone.
  • Il problema è particolarmente grave nella fascia compresa tra i tropici, ma riguarda anche alcune aree urbane europee.
  • L’aumento del caldo estremo dipende in parte dalla crescita della popolazione urbana, in parte dai cambiamenti climatici.
  • In Italia, dove la popolazione sta diminuendo, il problema è interamente riconducibile all’aumento del calore prodotto dalle attività umane.

 

I cambiamenti climatici e le isole di calore che si creano nelle zone ad alta urbanizzazione mettono a repentaglio la salute di un sesto della popolazione mondiale. Uno studio della University of California Santa Barbara pubblicato sulla rivista PNAS dimostra che negli ultimi quattro decenni l’esposizione globale al caldo estremo è aumentata del 200%. Gli autori dello studio ritengono che ricerche precedenti abbiano sottostimato il fenomeno e raccomandano che si presti particolare attenzione alle realtà locali al fine di identificare interventi veramente efficaci per contrastare i danni causati dall’esposizione al calore.

Sono stati analizzati i dati del periodo 1983-2019 relativi a 13.115 città ed è stato calcolato il tasso annuale di aumento dell’esposizione al caldo estremo. L’analisi ha tenuto conto separatamente del contributo dato dall’aumento della popolazione urbana. Usando come riferimento la temperatura di 30°C, i ricercatori hanno riscontrato che nel lasso di tempo considerato l’esposizione globale è aumentata di quasi il 200%. Il riscaldamento urbano totale ha causato un incremento del 52% dell’esposizione rispetto alla sola crescita della popolazione. I risultati sono però eterogenei a seconda dell’area geografica. In generale, le città dove si ha avuto l’aumento più importante nell’esposizione al caldo estremo sono concentrate nella fascia tra il tropico del Cancro e il tropico del Capricorno. Il problema è particolarmente grave sulle coste del Centro America, nell’Africa Occidentale, nel Golfo Persico, in India, Indocina e Malesia e, in modo sparso, nel Sud America. L’Europa appare interessata in misura minore.

Cosa dice lo studio riguardo all’Italia? Se si guarda la cartina riportata nei materiali supplementari in cui sono segnati gli insegnamenti urbani con un aumento dell’esposizione superiore a una certa temperatura, si osserva che in alcune città, localizzate principalmente nel Nord Est e lungo la dorsale appenninica, tra il 1983 e il 2016 è aumentata significativamente l’esposizione a temperature superiori a 28°C. Gli autori citano espressamente il nostro Paese quando confrontandolo con la realtà della Nigeria e della Cina. “Questi tre esempi sottolineano come le variazioni geografiche, inclusi i livelli di sviluppo, le dimensioni della popolazione e gli insediamenti urbani distribuiti lungo un range di zone climatiche all’interno di uno stesso Paese, influenzino le traiettorie di esposizione a livello nazionale -scrivono gli autori - Sia la Cina che la Nigeria si stanno rapidamente urbanizzando. In Italia la popolazione dei vari insediamenti urbani è stabile o sta declinando, perciò, ad essere responsabile dell’aumento nell’esposizione sarà ogni aumento nel riscaldamento urbano”. Considerato che i dati analizzati si fermano al 2016 e che dopo di allora si sono verificate estati torride, la situazione rischia di diventare davvero intollerabile. È il momento di fare investimenti ragionati per mantenere vivibile il clima delle nostre città.