Le azioni in cantiere, da prevenzione focolai in comunità a soluzioni abitative per l'isolamento'In pochi mesi non riusciremo a colmare carenze personale, dovremo dare priorità a funzioni più importanti'

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Milano, 7 set. (Adnkronos Salute) - Prima l'ondata dei vacanzieri, poi la preparazione dei certificati per consentire a chi è in quarantena di votare e alle porte l'autunno con le sue incognite, e il tanto lavoro al quale si aggiunge l'attività per tentare di arginare eventuali focolai e non perdere il controllo di Covid-19. L'Ats di Milano si sta preparando, è al lavoro con un piano ma avverte: "Tutto questo porterà l'esigenza di ripensare la possibilità di garantire gli altri Lea (Livelli essenziali di assitenza) ed è un nodo che solleveremo: probabilmente non saremo in grado di assicurare tutte le attività di controllo e vigilanza assicurate negli anni scorsi. La possibilità di potenziare i nostri servizi si è scontrata con limiti fisici insuperabili. Devo segnalare che, nonostante non ci siano stati posti limiti, abbiamo enormi difficoltà ad arruolare professionisti".

L'analisi è di Vittorio Demicheli, direttore sanitario dell'Ats di Milano, intervenuto a un confronto online promosso dai sindacati Cgil, Cisl e Uil Milano, sul tema 'Quale sanità a Milano dopo Covid-19?'. Per arrivare pronti, assicura, "stiamo lavorando. Ci sono state delle delibere. Abbiamo creato un Coordinamento della rete territoriale, che comincia a chiedere di mettere insieme alcuni servizi, dall'assistenza domiciliare ai monitoraggi e al potenziamento delle Usca", le Unità speciali di continuità assistenziale che fanno attività domiciliari per i pazienti Covid.

Si ragiona su valutazione multidimensionale dei bisogni, degenze a bassa intensità, fruizione a distanza di alcuni servizi. "E' importante riprendere a costruire le risposte dei servizi intorno ai bisogni delle persone e non fermarci sulle caratteristiche della nostra offerta", dice il direttore sanitario spiegando anche che è in cantiere un piano. "Dobbiamo consegnare il 15 settembre una prima bozza di un Piano territoriale che consideriamo uno strumento operativo, non strategico, e lo stiamo articolando anche in microanalisi delle criticità per ogni azione. Qui non si tratta solo di un mero potenziamento in vista di autunno e Covid. Arrivano molteplici richieste", approfondisce.

Demicheli porta l'esempio di questi giorni: "Stiamo lavorando per poter rendere disponibili i certificati che consentiranno alle persone in quarantena di votare. A Milano, dove tutto è grande e complicato, anche questa operazione comporta un'organizzazione e un grande lavoro". Guardano al futuro dietro l'angolo, a intralciare sono anche le difficoltà con le attività di reclutamento del personale. "Le nostre graduatorie ormai sono esaurite. Ci sarà pure un fattore di costo della vita che rende meno attraente Milano, ma facciamo concorsi da dirigente medico, una figura che non dovrebbe avere particolari problemi di sopravvivenza, e si presentano meno dei posti disponibili".

Secondo Demicheli, "stiamo pagando oggi la carenza di programmazione e lungimiranza. Abbiamo professionisti che richiedono dai 10 a 12 anni per essere formati, non facciamoci illusioni perché non riusciremo a surrogare le carenze di professionisti nel giro di pochi mesi, sul mercato non ce n'è più. Dovremo in questa fase addirittura pensare a dare priorità, garantire le funzioni più importanti e poi rapidamente rimodulare un po' tutto con criteri di priorità. Dal punto di vista del personale è urgente non solo aprire la possibilità di formare persone, ma anche rivedere un po' i criteri, questa frammentazione e specializzazione esasperata che abbiamo nelle nostre professioni per avere più fungibilità tra una figura professionale e l'altra".

Pensando all'autunno, si guarda anche a cosa non ha funzionato nel primo duro scontro con Covid-19. "Siamo stati travolti da richieste di informazioni a cui non sempre siamo stati in grado di dare risposta, questo ha dato in alcuni casi un senso di abbandono, isolamento, trascuratezza che in quel momento sarebbe stato invece fondamentale contrastare. E' tutto molto complicato, ma sicuramente dal punto di vista della nostra organizzazione gli strumenti si sono rivelati insufficienti. Eravamo abituati nella peggiore delle ipotesi a gestire epidemie che riguardavano 20-30 persone, ci siamo trovati in un certo momento con più di 30mila persone tra casi, contatti, persone in quarantena. E anche solo far arrivare una chiamata quotidiana o sms richiede disponibilità di strumenti che non avevamo", riflette Demicheli.

L'idea ora è di fare "un unico canale d'accesso e provare poi a filtrare la riposta per far ottenere le informazioni alle persone. Ma non mi aspetto una stagione di risposte facili, perché le dimensioni potrebbero di nuovo diventare enormi", avverte il direttore sanitario di Ats. Nel piano si ragiona anche su attività di screening "in comunità che si sono rivelate a maggior rischio" nella realtà metropolitana: "Vorremmo non aspettare che sorgano i focolai, ma prevenire". Si pensa a un sistema di ricerca 'mirata', con l'utilizzo di un camper per questa attività. "Abbiamo un'unità mobile, ma vogliamo dotarci di un po' più di capacità d'intervento".

Altro punto: "Aumentare la capacità diagnostica della medicina del territorio. Stiamo pensando a delle politiche di esecuzione dei tamponi che, nel caso i contagi aumentino molto, consentano un certo automatismo a medici e cittadini, per procurarsi rapidamente la diagnostica. E' in corso una manifestazione d'interesse perché, oltre a garantire monitoraggio e assistenza alle persone in isolamento, abbiamo urgente bisogno di offrire soluzioni abitative. A Milano questo si è rivelato un punto debole: le nostre famiglie non sono spesso in un luogo ideale per garantire l'isolamento", osserva Demicheli.

Il portale di cui si è dotata Milano, aggiunge, "stiamo pensando di svilupparlo ulteriormente per le comunicazioni con le scuole sugli allontanamenti" dei casi positivi "e di mettere dentro anche gli automatismi per prenotare i tamponi e accorciare i tempi". Nei prossimi giorni ci sarà poi il grosso impegno con la vaccinazione antinfluenzale. "La nostra priorità come Ats Milano è il potenziamento dei servizi territoriali", garantisce Demicheli che definisce "la narrazione sull'assenza totale di servizi territoriali, come se al di là delle terapie intensive non esistesse niente", un "giudizio impietoso ed errato. Abbiamo gli stessi numeri e dotazioni delle altre Regioni. Quello che è debole, e la pandemia ci ha aiutato a capirlo, è la spina dorsale organizzativa. Parliamo di esigenza di restituire un'anima al territorio milanese e anche un po' di regole. Vanno realizzati contenitori e strumenti per riuscire a governare questo territorio. Ed è necessario integrare gli interventi di prevenzione con quelli delle cure primarie in una rete di sorveglianza allargata".