Lattoferrina e COVID-19: non ci sono ancora prove di un suo effetto in clinica


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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Nelle farmacie italiane è rincorsa all’acquisto di supplementi contenenti lattoferrina, complice l’annuncio alla stampa dei risultati preliminari di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università Tor Vergata di Roma.

Un annuncio che ha destato molto interesse sia tra i medici sia tra i cittadini e che, alla luce della ricostruzione effettuata da Univadis Medscape, appare perlomeno preliminare.

 

Le funzioni della lattoferrina

Per fare chiarezza sulla nascita dell’ennesima speranza terapeutica al momento purtroppo non supportata da dati convincenti, è bene ricordare che la lattoferrina è una glicoproteina che lega il ferro e che gioca un ruolo importante nella regolazione del sistema immunitario e nei meccanismi di difesa contro i batteri, i funghi e i virus. È presente soprattutto nel latte, ma anche in secrezioni come lacrime e saliva. Protegge i neonati dalle infiammazioni gastrointestinali ed è disponibile in commercio come integratore alimentare.

«La captazione del ferro da parte della lattoferrina interferisce con la crescita microbica e modula la motilità, l’aggregazione e la formazione del biofilm da parte di batteri patogeni» scrive un gruppo di esperti italiani dell’Università Sapienza in una revisione pubblicata già nel 2011 dalla rivista Molecules. «Indipendentemente dalla capacità di legare il ferro, la lattoferrina interagisce con la superficie cellulare di batteri, virus e funghi inibendo l’adesione e l’entrate nelle cellule ospiti. È quindi considerata un regolatore importante dei fattori di difesa in caso di infezioni attraverso le mucose ,ma anche un regolatore polivalente che interagisce con i processi virali. La sua attività antivirale, dimostrata sia nei confronti di virus nudi sia capsulati, si esplica nelle prime fasi dell’infezione, prevenendo l’ingresso del virus nella cellula ospite».

Malgrado esistano numerosi studi sugli effetti antivirali della lattoferrina in studi in vitro, non si può dire altrettanto per gli studi clinici e il meccanismo d’azione è ancora oggetto di discussione.

Nonostante ciò, la capacità della lattoferrina di esercitare una azione antivirale attraverso il legame con la cellula ospite, nonché la sua localizzazione a livello del nucleo della cellula ospite, supportano l’idea che che possa essere un componente importante della barriera mucosale.

 

Una storia mediatica

Questo è quanto è noto dagli studi di laboratorio. Ma come è nata la corsa a prescrivere questa sostanza in supplementazione? Per capirlo è necessario abbandonare le riviste scientifiche e guardare ai media nazionali. È il mese di luglio scorso quando il telegiornale regionale del Lazio, in seguito alla pubblicazione di un comunicato stampa da parte dell’Università Tor Vergata, dedica un servizio all’uso della lattoferrina come sostanza in grado di bloccare l’azione di Sars-CoV2.

Nel filmato viene intervistata Elena Campione, ricercatrice in dermatologia proprio a Tor Vergata, che afferma: «Un dato su tutti era evidente nella pandemia: i bambini non si ammalavano o avevano sintomi lievi. La lattoferrina è una proteina con proprietà antivirali, abbiamo deciso di trattare i pazienti Covid positivi all’esordio della malattia e i pazienti asintomatici. Incredibilmente, dopo dieci giorni dalla terapia, osservavamo la scomparsa dei sintomi e poi ottenevamo la negativizzazione del tampone».

Il risultato viene confermato anche da Piera Valenti, docente di microbiologia all’Università Sapienza di Roma. Secondo l’esperta «i risultati ottenuti dimostrano che la lattoferrina blocca le fasi precoci e, a detta di colleghi dell’Università del Michigan, la blocca anche quando la cellula è già infetta» dice, riferendosi a quanto affermato in studi precedenti da un gruppo di ricerca statunitense.

Il servizio annuncia anche la partenza di un trial clinico, oltre che di uletriori test di laboratorio. «Non è un sogno, possiamo sfruttare la proprietà antivirale di questa proteina anche in prevenzione» conclude Campione.

A metà di ottobre il video ricomincia a circolare, anche il relazione alla crescita dei contagi, e approda sui social media anche in pagine con un chiaro orientamento negazionista e antivax, come alternativa al vaccino antiCovid che tarda ad arrivare.

 

La letteratura scientifica

Un paper pubblicato a luglio sulla rivista open acces International Journal of Molecular Science a cura degli esperti di Tor Vergata è una review sul tema https://www.mdpi.com/1422-0067/21/14/4903  che si conclude con la proposta di un trial clinico. la qualità della revisione è stata contestata da diversi esperti. Il biologo Enrico Bucci, per esempio, ha segnalato l'inclusione di studi su prodotti che non contengono neppure lattoferrina.

In agosto lo stesso gruppo di ricerca pubblica un preprint sul repository bioRxix che riassume i dati di un trial clinico su 32 soggetti Covid positivi. Al momento lo studio è ancora in forma di preprint e costituisce il seguito di una ricerca realizzata dall’Università del Michigan, e disponibile anch’essa solo in preprint, con lo scopo di valutare il repurposing di molecole già in commercio (tra le quali la lattoferrina) nella terapia di Covid-19. Secondo lo studio di Tor Vergata, la lattoferrina potrebbe esercitare un’azione antivirale legandosi alla proteina spike S del virus Sars-Cov-2. In realtà nei pazienti trattati a Roma si osserva il declino del virus nella mucosa nasale a 15 e a 30 giorni dal trattamento, il che corrisponde alla normale dinamica virale post-infezione. Manca totalmente il gruppo di controllo.

La ricerca su questa glicoproteina è comunque diffusa e consistente: lo testimonia anche un’altra revisione sistematica, pubblicata alla fine di maggio su Frontiers in Immunology da un gruppo di ricercatori britannici, danesi e sudafricani.

Altri trial clinici sull’uso di lattoferrina nella prevenzione e nel trattamento di Covid-19 (per lo più su piccoli numeri) sono in corso nel mondo, ma nessuno è stato pubblicato con esiti favorevoli alla cura. Lo stesso team di romano, atraverso un’intervista rilasciata da Stefano Di Girolamo, responsabile dell’unità di otorinolaringoiatria e Centro Covid del Policlinico Tor Vergata, ha chiarito che «dal punto di vista clinico i risultati finora sono molto incoraggianti ma abbiamo bisogno di continuare per avere dei dati statistici ed evidenze ulteriori».

Anche in caso di successo del trial, però, la lattoferrina non potrebbe mai costituire una terapia antiCovid, poiché la sua funzione è semplicemente di ausilio al funzionamento del sistema immunitario attraverso una modificazione dell’ambiente cellulare e non di eliminazione del virus.