Lassativi antrachinonici e rischio di tumore colorettale, cosa sappiamo

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

di Elena Riboldi (Agenzia Zoe)

In base ai risultati di una metanalisi condotta dall’Università di Firenze e dal Centro Regionale di Farmacovigilanza della Toscana le evidenze ad oggi disponibili non consentono di associare l’utilizzo di lassativi antrachinonici all’insorgenza del cancro del colon-retto (CRC). Lo studio, pubblicato sulla rivista Phytotherapy Research, mostra però un preoccupante trend verso un aumento del rischio, lasciando la questione sostanzialmente irrisolta.

Gli antrachinoni sono una classe di sostanze chimiche contenuta in diverse specie botaniche, tra cui l’aloe. I prodotti farmaceutici e gli integratori alimentari che contengono antrachinoni, utilizzati principalmente per regolare la funzionalità intestinale, sono finiti sul banco degli imputati a causa di alcuni studi che hanno suggerito un legame tra uso di lassativi antrachinonici e cancro del colon-retto. La European Food Safety Authority (EFSA), dopo avere riscontrato che alcuni derivati come l’emodina mostrano attività genotossica in vitro e in vivo, ha scoraggiato l’uso a lungo termine e il consumo di dosi elevate di derivati antrachinonici. A Marzo 2021 la Commissione Europea ha vietato l’uso di lassativi a base di aloe così come di quelli contenenti emodina e aloe-emodina. Le preparazioni a base di Cassia e di piante appartenenti ai generi Rheum (che include il rabarbaro) e Rhamnus (che include la frangula) sono ancora sul mercato ma sono correntemente sotto esame.

Quello dei ricercatori italiani è il primo studio a valutare in modo rigoroso l’associazione tra uso di prodotti contenenti antrachinoni e rischio di tumore del colon-retto. La revisione sistematica della letteratura ha permesso di identificare 8 studi sull’argomento, 5 dei quali sono stati inclusi in una metanalisi. L’analisi quantitativa ha mostrato che chi fa uso di lassativi antrachinonici tende ad avere un rischio più elevato di cancro del colon-retto rispetto a chi usa altri lassativi o non ne usa affatto, tuttavia, non è possibile affermare che esiste un’associazione statisticamente significativa (OR 1,41; 95%CI 0,94-2,11). Le evidenze analizzate erano di qualità moderata-bassa in quanto gli studi presentavano limiti metodologici come una bassa numerosità del campione e il non avere tenuto conto di potenziali fattori confondenti.

“Ad oggi non è possibile associare l’uso di lassativi antrachinonici con lo sviluppo del tumore colorettale – si conclude nell’articolo – Tuttavia il trend verso un aumentato rischio di CRC fornisce una forte indicazione allo studio di questa problematica nel prossimo futuro attraverso i sistemi di farmacovigilanza e di fitovigilanza”. Gli autori dello studio suggeriscono che le etichette degli integratori alimentari contenenti antrachinonici dovrebbero riportare delle frasi di avvertimento come “Questo prodotto è raccomandato per il trattamento di breve durata della costipazione occasionale” oppure “L’uso di questo prodotto non è raccomandato in caso di una diagnosi o di una storia familiare di cancro del colon-retto”. “Tali avvertimenti e controindicazioni potrebbero migliorare l’appropriatezza della prescrizione e dell’uso dei derivati antrachinonici, in particolare quelli usati come lassativi. Potrebbero essere utilizzati anche nelle etichette delle preparazioni galeniche – affermano gli autori sottolineando che – Per i prodotti medicinali che contengono lassativi antrachinonici commercializzati in Italia il riassunto delle caratteristiche del prodotto già riporta avvertimenti e precauzioni specifiche volte ad evitare un uso inappropriato di questi prodotti”.