Lamivudina, dall’HIV al cancro?

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
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  • L’utilizzo dell’inibitore nucleosidico della trascrittasi inversa (NRTI) lamivudina si è tradotto in un beneficio clinico in pazienti con tumore colorettale metastatico con malattia in progressione dopo diverse linee di terapia.
  • Servono ulteriori studi per approfondire questi risultati e valutare l’impatto della combinazione di diversi inibitori della trascrittasi inversa.

Secondo quanto emerge da uno studio di fase II pubblicato su Cancer Discovery, lamivudina, un farmaco comunemente utilizzato in caso di infezione da HIV, potrebbe rappresentare una nuova opzione terapeutica per pazienti con tumore del colon-retto metastatico.

La ricerca portata a termine dai ricercatori del Massachusetts General Hospital ha previsto una prima parte di lavoro preclinico (linee cellulari e modelli sperimentali) e ha in seguito coinvolto 32 pazienti con malattia metastatica in progressione anche dopo l’utilizzo di diverse linee di terapia sistemica. “Alcune nostre precedenti ricerche avevano mostrato un effetto anti-tumorale degli NRTI ddC e d4T, ma sappiamo che queste molecole si associano a significativi effetti collaterali nei pazienti” spiegano gli autori guidati da Mihir Rajurkar, primo nome dell’articolo. “Abbiamo quindi deciso di valutare la possibilità di un trattamento ripetuto con NRTI puntando sull’uso di lamivudina, un farmaco che si è rivelato efficace contro l’attività della trascrittasi inversa endogena e che mostra una buona tollerabilità clinica nei pazienti con infezione da HIV e HBV” aggiungono.

Alla base dello studio di Rajurkar e colleghi c’è l’osservazione che il tumore colorettale esprime una grande quantità di elementi ripetuti del DNA e questi elementi hanno un ciclo vitale simile a quello dei virus e rappresentano quindi un bersaglio terapeutico per i farmaci NRTI, in genere utilizzati per contrastare le infezioni virali.

Nella loro analisi più recente, i ricercatori hanno quindi trattato 32 pazienti con lamivudina e hanno potuto così osservare una stabilizzazione della malattia oncologica in 9 pazienti, il 28% del totale, seppur senza una riduzione della massa tumorale.

Oltre le potenziali applicazioni in clinica, lo studio contribuisce a mettere in luce alcuni possibili meccanismi alla base delle intricate relazioni tra onco-soppressori, fattori epigenetici ed espressione di sequenze ripetute di DNA. “Queste relazioni devono essere approfondite per comprendere meglio l’impatto di questi farmaci, da soli o in combinazione” precisano i ricercatori che poi concludono: “Gli NRTI inducono un danno al DNA e una risposta dell’interferone che forniscono una nuova strategia terapeutica contro il cancro”.