L’adesione agli screening è (anche) questione di “cultura della salute”

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Quando si parla di partecipazione ai programmi di screening oncologici la “cultura della salute”, la cosiddetta health literacy, può fare la differenza. È quanto emerge, in estrema sintesi da una revisione della letteratura e successiva metanalisi portate a termine da un gruppo di ricercatori guidati da Valentina Baccolini, dell’Università Sapienza di Roma, primo nome dello studio pubblicato su Preventive Medicine.

“I dati dimostrano che gli screening sono efficaci per identificare tumori di seno, cervice uterina e colon-retto nella fasi iniziali, riducendone mortalità e morbilità” esordiscono i ricercatori, ricordando che un programma di screening funziona davvero solo se la partecipazione della popolazione è elevata.

Secondo il report dell’Osservatorio Nazionale Screening del 2019 (l’ultimo prima della pandemia), in Italia le percentuali di adesione non sono particolarmente soddisfacenti: 53,7% per lo screening mammografico, 38,5% per quello cervicale e circa 40% per quello colo-rettale. In quest’ultimo caso con differenze notevoli in base all’area geografica 49% al Nord, 35% al Centro e 26% al Sud.

Di fronte a questo scenario, è fondamentale comprendere le ragioni alla base della mancata adesione allo screening. Tra i fattori che possono influenzare la partecipazione sono incluse condizioni socio-economiche, fattori di tipo culturale e difficoltà di accesso, ma più recentemente – a partire dal secolo in corso – gli esperti si stanno concentrando anche sul ruolo della health literacy, intesa come “la capacità delle persone di esprimere giudizi e prendere decisioni nella loro vita quotidiana relative alla salute, alla prevenzione delle malattie e alla promozione della salute per mantenere o migliorare la propria qualità di vita”.

E in effetti l’analisi di Baccolini e colleghi su 15 studi clinici ha dimostrato che esiste una associazione positiva tra health literacy e partecipazione agli screening. I ricercatori sono anche riusciti a quantificare questa associazione, che si è mantenuta valida nelle diverse tipologie di analisi effettuate. In particolare, le associazioni tra livello adeguato di health literacy e adesione agli screening sono risultate più forti per il tumore del seno e della cervice uterina (rispettivamente, OR aggiustato di 1,17 e 1,64). Un po’ meno forte, ma sempre presente, l’associazione per il tumore colorettale (OR aggiustato 1,25), forse a causa della tipologia di test che richiede che il paziente raccolga e restituisca i campioni da analizzare per la ricerca di sangue occulto nelle feci o prevede esami più invasivi come la colonscopia.

“Dal momento che bassi livelli di health literacy sono piuttosto comuni, c’è urgente bisogno di interventi mirati per affrontare questa sfida” concludono gli autori, auspicando interventi mirati per tipologia di screening e per categorie di soggetti coinvolti.