L’aborto farmacologico è sicuro, lo dicono i dati

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Maria Cristina Valsecchi (Agenzia Zoe)

 

Tra le donne che hanno interrotto volontariamente una gravidanza in Italia nel 2020, solo il 31,9% ha fatto ricorso alla procedura farmacologica, secondo l’ultima relazione ministeriale sullo stato dell’applicazione della legge 194/78. È una quota decisamente inferiore a quella di altri Paesi europei, come Francia e Inghilterra, dove l’aborto farmacologico copre più del 70% delle IVG, e quelli nordici, dove copre più del 90%.

Una delle ragioni del limitato ricorso all’opzione farmacologica è la diffusione di pregiudizi infondati sulla sua efficacia e sicurezza, pregiudizi esacerbati dal dibattito politico sull’argomento. “È importante che si faccia chiarezza sulla base dell’evidenza scientifica”, osserva Valeria Dubini, presidente dell’Associazione Ginecologi Territoriali, intervenuta al Congresso Nazionale della Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Applicazione della legge 194 che si è tenuto il 3 ottobre a Roma. “L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel documento Abortion Care Guideline pubblicato pochi mesi fa, ha ribadito quel che la letteratura medica sostiene ormai da tempo: l’aborto farmacologico ottenuto somministrando una combinazione di mifepristone e misoprostolo è caratterizzato da elevata efficacia e sicurezza”.

Secondo una revisione pubblicata nel 2020 sul Journal of Obstetrics and Gynaecology Canada, il tasso di successo della procedura effettuata entro le prime nove settimane di gravidanza è superiore al 95%. In caso di fallimento del tentativo, cioè se la gravidanza prosegue o si interrompe ma parte dei residui viene trattenuta in utero, si può ripetere la somministrazione oppure far ricorso alla procedura chirurgica. La percentuale di complicazioni che richiedono un accesso in ospedale è dello 0,8% e il 94% delle donne che ha effettuato un aborto farmacologico sceglierebbe di nuovo questo metodo e lo consiglierebbe a un’amica.

In Italia, con la pubblicazione della Circolare del Ministero della Salute del 4 agosto 2020, il ricorso all’IVG farmacologica è consentito fino a 63 giorni di gestazione, in regime di day hospital o presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale e autorizzate dalle Regioni, nonché presso i consultori familiari.

Al momento, solo poche Regioni si sono adeguate e offrono la procedura a livello ambulatoriale. Laddove questa opzione è attiva, la donna assume il mifepristone in ambulatorio e può scegliere di assumere il misoprostolo a casa, in autonomia, e aspettare a casa l’espulsione del prodotto del concepimento.

“Anche in queste circostanze l’aborto farmacologico è una procedura sicura”, spiega Dubini. “Ovviamente la donna viene informata su cosa aspettarsi. L’ambulatorio le fornisce antidolorifici e un numero telefonico da contattare in qualsiasi momento per chiarire eventuali dubbi e ricevere indicazioni all’occorrenza”.

Fondamentale è il ruolo dei medici di famiglia. “Possono contribuire a combattere i pregiudizi infondati, informando correttamente le proprie assistite su questo come sugli altri ambiti della salute”, aggiunge la ginecologa Marina Toschi, moderatrice al congresso.