La terapia per il diabete gestazionale comporta qualche rischio di complicazioni perinatali

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Messaggi chiave

  • In uno studio di non inferiorità, il trattamento con gliburide comporta una frequenza di complicazioni perinatali, soprattutto ipoglicemia neonatale, più alta rispetto all’insulina.
  • Sebbene la gliburide permetta un miglior controllo della glicemia e sia preferita dalle donne, questo studio non la sostiene come trattamento di prima linea per il diabete gestazionale.

 

Descrizione dello studio

  • Lo studio multicentrico di non inferiorità INDAO ha arruolato 914 pazienti con diabete gestazionale, diagnosticato alla 24a-34a settimana di gestazione, presso 13 centri di assistenza terziaria francesi.
  • Alle pazienti è stato prescritto un regime dietetico per 10 giorni; se, dopo questo intervento, la paziente non raggiungeva il controllo della glicemia, entrava nella randomizzazione per i trattamenti.
  • Un gruppo ha assunto gliburide (n=460) per os: la dose iniziale era 2,5 mg/die; se necessario la dose veniva aumentata ogni 4 giorni (prima di 2,5 mg e poi di 5 mg) fino a un massimo di 20 mg/die; se il trattamento non era sufficiente, la paziente passava al trattamento con insulina.
  • Un gruppo (n=454) ha assunto insulina sottocute; la dose iniziale era 4-20 IU, da 1 a 4 volte al giorno, aumentata come necessario in base alle misurazioni della glicemia.
  • L’outcome composito primario includeva macrosomia, ipoglicemia neonatale e iperbilirubinemia.
  • Il margine di non inferiorità era fissato al 7%, basato su un intervallo di confidenza (una coda) pari al 97,5%.
  • Fonti di finanziamento: French Ministry of Health, Départment de la Recherche Clinique et du Développement de l’Assistance Publique-Hôpitaux de Paris.

 

Risultati principali

  • L’analisi per protocollo ha incluso il 79,8% delle pazienti trattate con gliburide e il 97,4% delle pazienti trattate con insulina.
  • La frequenza dell’outcome primario è stata 27,6% nel gruppo gliburide e 23,4% nel gruppo insulina; la differenza è pari a 4,2% e il limite di confidenza superiore è 10,5%, (eccede il margine prespecificato di non inferiorità del 7%).
  • La frequenza più alta dell’outcome primario nel gruppo gliburide era dovuta principalmente a un aumento dei casi di ipoglicemia neonatale.
  • La percentuale di pazienti che ha ottenuto un buon controllo della glicemia è stata più alta nel gruppo gliburide che nel gruppo insulina, sia a digiuno (71,7% contro 63,2%, differenza 8,5%; IC95% 1,9%-15,2%; P=0,003) che nella fase postprandiale (57,8% contro 49,3%, differenza 8,5%; IC95% 1,5%-15,6%; P=0,051).
  • Il 78,7% delle pazienti trattate con gliburide, contro il 19,9% delle pazienti trattate con insulina, ha riferito che avrebbe scelto lo stesso trattamento in una successiva gravidanza (P<0,001).

 

Perché è importante

  • L’insulina è la terapia di prima linea per il diabete gestazionale.
  • La gliburide è una potenziale terapia alternativa all’insulina; si somministra per via orale e costa meno dell’insulina, però attraversa la placenta e non sono del tutto noti gli effetti a lungo termine sul bambino.
  • Alcune meta-analisi indicano che l’uso della gliburide si associa a complicanze perinatali, principalmente macrosomia e ipoglicemia neonatale.
  • Questo studio non smentisce i dati presenti in letteratura e non giustifica l’uso della gliburide come trattamento di prima linea.
  • Dato che l’aumento nelle complicanze potrebbe non essere superiore al 10,5% e considerato che la gliburide è più gradita, in alcune situazioni (es. necessità di terapia orale) la paziente e il medico potrebbero comunque considerarne l’uso, valutando rischi e benefici nel caso specifico.